Famiglie e studenti

Apprendistato o alternanza, le due vie italiane per «esportare» il modello tedesco

di Claudio Tucci

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Il modello a cui si guarda è il sistema di formazione “duale” tedesco, dove gli studenti passano tre/quattro giorni di formazione in azienda e uno/due a scuola. La strada per attuarlo in Italia si snoda però su due vie: una, per così dire, “contrattuale” attraverso il rilancio del contratto di apprendistato per gli studenti; l’altra, per così dire, “interna al sistema di istruzione”, è il rafforzamento dell’alternanza negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali. Si lascia così spazio alle diverse esigenze delle imprese: se si vuole uno studente lavoratore si potrà optare per l’apprendistato (su questo versante si è mossa Enel con il progetto apprendistato a scuola che ha coinvolto 145 studenti). Se invece serve solo “adeguare” la formazione del giovane si punterà sull’alternanza.

Alternanza obbligatoria
Il Governo vorrebbe rendere l’alternanza obbligatoria: negli ultimi tre anni degli istituti tecnici ed estenderla di un anno nei professionali con percorsi di almeno 200 ore l’anno (oggi se ne fanno circa 90). Si lavora anche per far decollare l’impresa didattica: così le scuole superiori e gli Iefp potranno commercializzare beni e servizi prodotti; svolgere attività di impresa formativa strumentale; utilizzare i ricavi per investimenti sull’attività didattica. Importante è anche l’allargamento dell’uso della doppia contabilità a tutti i tipi di scuole (non solo le agrarie).

Apprendistato sperimentale
L’altra azione del governo è diffondere, attraverso protocolli ad hoc, il programma sperimentale di apprendistato negli ultimi due anni della scuola superiore lanciato nel 2014 in attuazione dell'articolo 8bis del decreto Carrozza. E si punta, pure, a rendere l’attività laboratoriale uno spazio consueto nella pratica didattica; e a dotare le scuole di laboratori di nuova generazione con stampanti in 3D, frese laser e componenti di robotica per farli diventare palestre di innovazione dove esprimere creatività e risolvere problemi. Il nodo sarà la formazione dei docenti. Un altro obiettivo è il rafforzamento dei poli tecnico-professionali perché raggruppano istituti tecnico e professionali, centri di formazione professionale, imprese e Its con la finalità di favorire lo sviluppo della cultura tecnica e scientifica attraverso la condivisione di laboratori e competenze professionali, imprese e programmi didattici innovativi sperimentando nuovi modelli organizzativi del rapporto tra scuola e impresa.


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