Famiglie e studenti

Una buona scuola fa ripartire il Paese

di Fabio Storchi*


Il cammino di Confindustria verso la prima Giornata nazionale dell'Education, che si terrà il 7 ottobre alla Luiss di Roma, nasce da lontano. Idealmente nasce nel Dopoguerra, con un'Italia in ginocchio, rinata grazie all'impegno di insegnanti, imprenditori e lavoratori che non hanno perso la fiducia, hanno messo insieme le energie e dato vita a un miracolo economico che sembrava impensabile. Nasce con l'istruzione tecnica che ha formato periti e tecnici straordinari, persone che ci hanno permesso di promuovere in tutto il mondo quella cultura del “ben fatto” che abbiamo ereditato e che, non senza fatica, portiamo ancora avanti.
È un cammino fatto di esperienze che hanno forgiato davvero una buona scuola, grazie al lavoro di insegnanti e dirigenti capaci, che non hanno avuto paura di farsi affiancare da imprenditori e maestranze, che hanno dedicato tempo, impegno, risorse per trasmettere tutta la loro conoscenza e la loro passione. C'è un legame quasi simbiotico tra scuola e industria. Un legame di cui si parla poco, che spesso si tende a nascondere, se non a osteggiare.
Basterebbe però visitare le nostre città, entrare nel cuore dei territori, per verificare con i propri occhi quanto questo legame sia stato fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese. E continua a esserlo oggi. Nella mia terra, l'Emilia-Romagna, gran parte della forza industriale viene dagli istituti tecnici, in particolare dai tecnici-industriali. La scuola ha forgiato queste persone alla cultura di impresa, ha trasmesso metodo, valori, spirito di collaborazione e voglia di fare. Dove c'era un'economia di sussistenza basata sull'agricoltura o poco più, ora c'è un'industria avanzata, c'è un manifatturiero di eccellenza che affronta la crisi con coraggio e senza timore reverenziale verso nessuno dei nostri competitor. Tutta la grande bellezza dell'industria emiliana, ma è lo stesso per tutte le altre regioni, Sud compreso, nasce dal matrimonio tra scuola e impresa.
Nel viaggio che porta alla Giornata dell'Education, Roma è soltanto l'ultima tappa di un viaggio dell'ascolto che è partito da Padova ed è giunto fino a Napoli passando per Torino, Reggio-Emilia e, Brindisi. Abbiamo chiesto a tutte le associazioni del sistema di Confindustria di raccontarci le loro storie, quelle collaborazioni riuscite tra scuola e impresa che concretamente aiutano le nuove generazioni ad avere un lavoro, a costruirsi competenze, a creare nuove realtà imprenditoriali.
La risposta dei territori e delle categorie è stata straordinaria e il 7 ottobre saranno presentate centinaia di esperienze di successo che sono il segno tangibile di come gli imprenditori italiani sentano forte la propria responsabilità nella formazione delle competenze. Perché, fino a quando la scuola sarà una questione per pochi, pochi a frequentarla, pochi a parlarne, pochi a farla crescere, il Paese sarà condannato a rimanere fermo. Abbiamo già oggi segnali preoccupanti: alto abbandono scolastico, bassa mobilità sociale, poca meritocrazia nella carriera degli insegnanti, tanti giovani disorientati che scelgono percorsi formativi sbagliati e, quindi, inservibili. L'industria italiana non può e non deve essere indifferente a tutto questo. Così come l'intera opinione pubblica.
Nella Giornata dell'Education vogliamo offrire al Paese, la visione complessiva di un prisma fatto di tanti colori e frammenti, tanti quanti i nostri territori, che convergono in un unico sguardo di insieme sulla scuola e sull'università italiana. Dietro questo sguardo c'è la profonda consapevolezza che, per tornare a competere nel mondo, abbiamo bisogno di allargare la prospettiva sul rapporto tra produttività e territorio. Senza questo rapporto non ci sarà lavoro e industria. Né oggi, né domani. La crescita dei cluster, la loro capacità di non svuotarsi di talento, risorse ed energie, sta nel rafforzamento delle reti tra scuola e impresa e nell'orientamento verso quelle competenze professionali, tecniche e scientifiche che rispondono a reali bisogni dell'industria manifatturiera.
Il buon funzionamento dei territori è frutto di una gestione efficace del rapporto tra aziende e capitale umano adeguatamente formato. Le imprese continuano ad investire e crescere quando si trovano in un ecosistema fatto da persone di qualità, formate da scuole e università di qualità. Alternanza scuola-lavoro, istruzione tecnica, apprendistato, Its, lauree professionalizzanti, insegnamento delle nuove tecnologie, sono strumenti che favoriscono l'integrazione tra scuola, università e impresa e permettono di diffondere il sapere. Vanno a compensare interessi apparentemente diversi, quelli formativi e quelli produttivi, che messi in relazione tra loro creano un valore duraturo su luoghi e persone.
Assieme a tanti colleghi imprenditori, in particolare al vicepresidente Lo Bello e al presidente Squinzi, il 7 ottobre chiederemo una riforma della scuola che ascolti i territori e riconosca i risultati e l'impegno quotidiano delle imprese italiane nella collaborazione con il sistema educativo. Senza questa collaborazione l'Italia dell'industria manifatturiera che conosciamo oggi non ci sarebbe mai stata. Senza questa collaborazione l'Italia industriale che tutti vogliamo più florida e più forte non ci sarà.
*Presidente di Federmeccanica


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