Famiglie e studenti

Studenti sempre più internazionali: in tre anni +55% delle esperienze di studio all’estero

di Claudio Tucci

Scuole e studenti sempre più aperti all’internazionalizzazione: nel 2014 7.300 ragazzi delle superiori si sono recati all’estero con un programma di studio di lunga durata, con un aumento del 55% rispetto solo a tre anni fa. Più di due terzi degli istituti superiori (68%) hanno aderito a programmi internazionali (nel 2011 erano uno su due). E 3.200 adolescenti di tutto il mondo hanno scelto il nostro paese per trascorrere alcuni mesi di formazione.

La fotografia
La scuola italiana prova a fare un altro piccolo passo avanti per rendere “più internazionali” i suoi alunni. Lo testimonia la ricerca «Generazione Inoccupati? No, grazie », edizione 2014, realizzata dalle Fondazioni Intercultura e Telecom Italia (dati elaborati da Ipsos), che verrà presentata oggi a Milano presso la sede di Assolombarda. «Le scuole sono pronte a una rinnovata sfida, quella di dotare i ragazzi dei saperi essenziali per entrare nella vita attiva del XXI secolo», ha sottolineato il segretario generale della Fondazione Intercultura, Roberto Ruffino. Ed è importante anche che «tecnologia e internazionalizzazione vadano insieme pure nel mondo dell'educazione», ha aggiunto Marcella Logli, segretario generale della Fondazione Telecom.

Gli ostacoli all’internazionalizzazione
Ci sono però delle barriere che ancora ostacolano il restante 32% di scuole superiori che non partecipano a progetti internazionali. A detta dei 431 presidi intervistati, le due principali motivazioni sono la scarsa adesione da parte degli studenti (24%) e l’impossibilità di ottenere finanziamenti (23%). Un altro forte impedimento inoltre, sempre a detta dei presidi, nasce da quel 49% di insegnanti che ancor oggi subirebbe la scelta della scuola di sostenere i progetti internazionali. Per fortuna c’è anche un ottimo 42% di prof che invece partecipa attivamente all'organizzazione, è favorevole e proattivo; rimane anche un 8% di docenti che cerca proprio di dissuadere gli studenti, in particolare dalla partecipazione ai programmi di mobilità individuale. E a proposito dell’anno scolastico all'estero, va sottolineato in ogni caso che i presidi promuovono senza riserve questa esperienza assegnandole un voto “8” in una scala da 1 a 10.

Il link scuola-università
L’indagine dell’Osservatorio sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca di quest’anno non si è limitata a monitorare le iniziative internazionali, ma è entrata anche nel dettaglio della relazione tra scuola e università per indagare quali fattori possono essere rilevanti per avviare i giovani a un percorso con maggiori probabilità di successo nell’esperienza universitaria prima e poi nello sbarco nel mondo del lavoro. Competenze trasversali, tecnologia e internazionalità sembrano essere la risposta.
Un campione di 500 tra professori delle scuole superiori e docenti universitari è stato intervistato dall’Osservatorio per comprendere il grado di preparazione dei nostri ragazzi al termine della maturità per fronteggiare il mondo accademico prima e lavorativo poi. Risultato: per i docenti universitari i nostri neodiplomati sono in realtà impreparati, la loro preparazione prende un misero 5,5 in pagella, soprattutto perché sono fortemente in difficoltà nel parlare una lingua straniera e nel problem solving. Fortunatamente esistono anche aree di soddisfazione: i nostri adolescenti sono invece promossi nella capacità di relazionarsi con altre culture probabilmente grazie anche alla crescente presenza in classe di adolescenti di nazionalità diverse, la capacità di lavorare in gruppo e soprattutto nell’utilizzo della tecnologia e degli strumenti informatici.

Identikit dello studente brillante
La ricerca ha quindi indagato le caratteristiche dello studente “brillante”, imprescindibili per affrontare un percorso di successo all'università e nel lavoro. Emerge chiaramente che deve esserci un giusto mix tra tratti caratteriali, competenze trasversali e una adeguata preparazione scolastica. Se, allo stato attuale - secondo i docenti universitari - gli studenti brillanti sono uno su quattro tra i neodiplomati, il numero potrebbe migliorare se solo le scuole investissero nelle competenze trasversali, creando un ambiente didattico che promuova la voglia di approfondire e la curiosità (29%), accompagnate da un atteggiamento di impegno e sacrificio (26%), la capacità di ragionamento e di elaborazione critica (30%), l'autonomia (23%), una buona preparazione scolastica (13%) e la conoscenza delle lingue straniere (7%).


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