Famiglie e studenti

Berlinguer: portare la musica a scuola. Per «fare i cittadini»

di Nicola Barone


Insegnare la musica a tutti gli studenti cominciando dall'infanzia. «Ma non per fare i musicisti, perché per quello esiste un canale ad hoc. Per fare i cittadini». È il passaggio sillabato da Luigi Berlinguer nella anticipazione di ciò accadrà questo pomeriggio, al ministero dell'Istruzione, dove in un convegno-evento viene presentato al governo un piano nazionale per la musica a scuola. Del comitato di proposta l'ex ministro della Pubblica istruzione è il presidente, ma per lui si tratta di molto di più di un fatto estemporaneo, essendo un'idea alla quale lavora ininterrottamente da quindici anni. «A suo tempo per averci creduto ero considerato matto. Adesso almeno mille scuole fanno attività musicali, ma al di fuori del compito curricolare. Dove sta ora il salto? Nelle modalità concrete che proporremo. E per dare più forza al progetto abbiamo chiesto una mano delle istituzioni musicali italiane. In settanta hanno risposto».

I compagni di viaggio dell'iniziativa
Berlinguer avrà al suo fianco i musicisti e testimonial della giornata Paolo Fresu, Danilo Rea e Paolo Damiani. L'intento, spiega il ministero, è di assicurare il successo dell'iniziativa dell'esecutivo per l'introduzione dell'apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti. E anche di promuovere una forte sensibilizzazione del pubblico, più in generale, verso le manifestazioni musicali. Berlinguer tiene ancora a sottolineare il punto chiave. «Oggi non viene presentata solo l'idea nostra dentro l'iniziativa del governo, ma delle maggiori istituzioni musicali italiane e di molti musicisti individualmente intesi». All'appello hanno infatti detto sì istituzioni come il Teatro dell'Opera di Roma, la Fondazione San Carlo di Napoli, l'Orchestra Verdi di Milano, la Fondazione Gioventù Musicale e Accademia del Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, Tempo Reale (fondata da Luciano Berio) e altre. Inoltre si sono aggregati all'evento rappresentanti dell'editoria musicale, delle fondazioni bancarie, dei coordinamenti dei docenti di musica e strumento delle scuole italiane, della rete nazionale dei licei musicali, dirigenti scolastici e docenti.

Bene il governo, mai tanta attenzione
Entrare nel dettaglio della proposta presuppone una domanda di senso. E l'ex ministro riassume il bisogno di integrare il cursus così: «Tutti i bambini imparano la matematica, ma non faranno tutti i matematici. Tutti imparano la letteratura, ma non diventano tutti poeti. C'è un complesso di discipline che costituisce il fabbisogno culturale di base. Non c'era l'arte, non c'era la musica. Ma anche la componente musicale è un elemento essenziale per formare la persona». Ma qualcosa distingue questo particolare insegnamento dagli altri. «Nell'imparare uno strumento musicale c'è la fatica, c'è l'impegno ma questo dà una gioia, un'emozione straordinaria. Ogni impianto educativo deve mettere insieme impegno e piacere, lavoro e soddisfazione. E per la musica questo vale più che per ogni altro ambito». Siamo al momento chiave? «Nessuno prima di ora lo aveva detto e ora il governo, questo presidente del Consiglio, chiama a collaborare. Posso plaudire? Lo faccio fortemente. Ora dobbiamo passare dalle prospettazioni ai fatti».


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