Famiglie e studenti

In Italia manca ancora una didattica per gli alunni «plusdotati»

di Maria Piera Ceci

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«Quando un ragazzo fa casino in classe non è detto che lo faccia perchè è cattivo, forse c'è dell'altro. Gli studenti dovete guardarli bene negli occhi». A rivolgere questa raccomandazione agli insegnanti è un ragazzo di 15 anni che ha avuto una carriera scolastica travagliata. Fino a quando non si è scoperto che fa parte di quel 5% circa di popolazione scolastica plusdotata, cioè ad alto potenziale cognitivo. Si tratta di bambini e ragazzi che hanno ritmi diversi rispetto ai loro pari: apprendono con facilità, memorizzano senza fatica, hanno una capacità di pensiero astratta molto sviluppata, hanno interessi molto profondi per una o più topiche specifiche che a volte li assorbono completamente a discapito di altre materie. Eppure la loro particolare intelligenza non è immediatamente riconoscibile, infatti a volte scrivono male, spesso sembrano distratti e pigri, invece adorano disegnare, in particolare i fumetti, mentre l'insegnante spiega, cosa che fa andare su tutte le furie i docenti. In realtà questo tipo di bambino è perfettamente in grado di ripetere cosa sta dicendo l'insegnante, perchè non ha problemi a fare più cose contemporaneamente, a stare in multitasking. Anzi, per il bambino plusdotato disegnare è una strategia per stare in classe, per stare lì ancorato con l'attenzione, mentre gli si aprono troppi cassetti in testa.
Un dono dunque questo per bambini e ragazzi, che però, se non riconosciuto a scuola e in famiglia e se non trattato adeguatamente, può provocare disastri.

Il rischio di una diagnosi sbagliata
I bambini con grandi competenze cognitive sono infatti spesso vittime di diagnosi sbagliate (Adhd, spettro autistico, Dsa), per cui finiscono per perdere l'autostima e per rimanere isolati rispetto ai compagni. Tanto che il loro dono diventa troppo spesso una condanna, aumentando nei ragazzi il rischio di abbandono scolastico precoce e di devianza. Di questo si discute oggi a Vicenza nel primo Convegno internazionale dal titolo “Plusdotazione e talento: un investimento per il futuro”, organizzato da Step-net Onlus, associazione di supporto alle famiglie con bambini e ragazzi plusdotati.
«Questi ragazzini sono molto sensibili e sentono tutto in modo amplificato, per loro stare in una classe di 28 bambini con il rumore assordante è molto difficile», spiega Roberta Renati, psicoterapeuta e direttrice del Centro Phronesis della Fondazione Eris, che collabora con Step-net Onlus. «Gli insegnanti devono superare ogni pregiudizio e devono imparare a gestire i ritmi diversi di questi bambini rispetto agli altri. Si può imparare a far didattica in classe in modo diverso, in modo tale da non lasciare da parte questi bambini, utilizzando delle tecniche specifiche. Purtroppo non vengono forniti agli insegnanti gli strumenti per conoscerle, se non in percorsi specifici sulla giftedness, come quello proposto dall'università di Pavia. Certo non è facile in una scuola come quella di oggi, in cui le classi sono molto numerose, insegnare tenendo conto dei diversi ritmi di apprendimento dei bambini. Per esempio applicando la didattica per gruppi di livello che potrebbe essere di grande aiuto per questi bambini che invece troppo spesso non riescono a sviluppare i loro talenti nell'interesse di tutta la società. Rischiano invece l'emarginazione e a volte si vedono spinti in circuiti delinquenziali. Se vieni etichettato come cattivo per troppo tempo, finisci per sentirtela addosso quella cosa lì e il tuo talento va disperso».

Insegnanti poco formati e legislazione distratta
In Italia, a differenza di altri Paesi europei, non esiste ancora una normativa che regolamenti l'identificazione degli studenti ad alto potenziale e delle loro esigenze formative, nonostante la raccomandazione n.1248 del Consiglio d'Europa del 1994 che ha sottolineato la necessità di mettere a punto strumenti e modalità educative specifiche, capaci di stimolare questi bambini sostenendo appieno lo sviluppo delle loro potenzialità, nel loro interesse e in quello della società.


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