Famiglie e studenti

Assistente di lingua: una figura (quasi) sconosciuta nelle scuole italiane

di Lorena Loiacono

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Il «bilinguismo come obiettivo irrinunciabile»: così il ministro Giannini, in occasione della Giornata europea delle lingue al Palazzo Vecchio di Firenze, ha annunciato l'avvio dell'insegnamento in inglese di una disciplina non linguistica già a partire dal secondo anno della scuola primaria. Viene inserita quindi la modalità Clil anche tra i bambini di 7 anni che potranno studiare, ad esempio, matematica in una lingua diversa dall’italiano con l'intenzione di anticiparlo anche alla prima elementare. Insegnanti permettendo, visto che la fattibilità del Clil resta in mano alle possibilità linguistiche del docente. Lo stesso ministro ha infatti sottolineato che «c'è la necessità di avere più docenti con una preparazione specifica, molti hanno un certificato in lingua come altra materia, ad esempio un professore che insegna fisica, ma ha C2 di inglese». Complice la scarsità di risorse, la figura degli assistenti di lingua risulta infatti ancora poco diffusa nel nostro sistema.

L’utilizzo del metodo Clil
Come detto, il Clil - attivo negli ultimi tre anni del liceo linguistico e al quinto anno di tutte le altre scuole superiori - tenta anche lo sbarco alle elementari. Proprio in quelle classi dove, con la riforma Gelmini, dal 2009 sono stati eliminati i docenti specialistici di lingua straniera e l'insegnamento è stato affidato al maestro unico. Ed allora, oggi, potrebbero trovare sempre più spazio nelle aule italiane gli assistenti di lingua straniera. Ogni anno infatti il Miur assegna a un numero limitato di scuole, dalla primaria alle secondarie di secondo grado, la figura dell'esperto di lingua straniera che affianca il docente di ruolo nell'insegnamento della materia per 12 settimane. Si tratta soprattutto di giovani studenti universitari o neolaureati che, aderendo a un programma di scambio culturale internazionale, vengono selezionati nel Paese di provenienza anche in base alla conoscenza della lingua del Paese di destinazione.

I vincitori dell’ultimo bando
Quest'anno il Miur ha messo a bando 240 posti di assistente di lingua straniera in Italia suddivisi per diversa provenienza e quindi per diverso insegnamento: 25 dall'Austria, 3 dalla comunità francofona del Belgio, 105 dalla Francia, 6 dall'Irlanda, 52 dal Regno Unito, 25 dalla Germania e 24 dalla Spagna. L'impegno settimanale dell'assistente è di 12 ore ed è retributio con una borsa di studio di 850 euro, che il Miur eroga direttamente alle scuole assegnatarie. Per scegliere a quale scuola attribuire l'assistente di lingua, tra le tante che ne fanno richiesta, il Miur ha stilato dei criteri specifici tra cui, ovviamente, l'adozione del metodo Clil oppure l'adesione al progetto Esabac per il doppio diploma in lingua italiana e francese o la presenza della lingua straniera nel Pof come materia extracurriculare. Si tratta quindi di scuole che di base puntano sul bilinguismo: per richiedere l'assistente, infatti, è necessario avere almeno 24 ore settimanali di insegnamento curriculare della lingua per cui si fa domanda. Una volta aggiudicata l'assegnazione, l'istituto sottoscrive una polizza assicurativa all'assistente per le spese sanitarie e, se previsto, fornisce mensa e alloggio o altre tipologie di benefit.

I numeri complessivi
Per l'anno 2014-2015 la parte del leone la faranno gli esperti di lingua francese che arriveranno in Italia in 108, a seguire i 58 di lingua inglese, i 50 tedeschi e i 24 di lingua spagnola. La regione Lombardia ne riceverà 30 e la Campania 25, 23 andranno in Emilia Romagna, in Sicilia e nel Lazio, 20 in Piemonte e 17 in Toscana. E così a scendere, anche in base al numero delle istituzioni scolastiche sul territorio, fino alla regioni Molise e Basilicata con soli 2 assistenti a disposizione. Ovviamente anche gli studenti italiani hanno questa possibilità: per il 2014-2015 infatti partiranno 281 ragazzi: 30 andranno in Austria e 5 in Belgio per la lingua francese, 169 in Francia e 6 in Irlanda, 29 in Germania, 15 nel Regno Unito e 29 in Spagna. Nasce come uno scambio culturale ma, di fatto, potrebbe rappresentare un valido supporto all'annunciato raggiungimento del bilinguismo nella didattica.


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