Famiglie e studenti

In piedi sui banchi: gli studenti protestano contro il piano scuola del governo

di Maria Piera Ceci

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L’organizzazione studentesca Uds scenderà in piazza il 10 ottobre. Nel mirino la scarsa attenzione alle opinioni degli alunni. Replica la Puglisi (Pd): «Ci aspettiamo proposte, non solo proteste»

«Non basta parlare di scuola con annunci ad effetto». A parlare così Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Uds, organizzazione studentesca che si sta mobilitando contro le linee guida sulla scuola presentate dal governo il 3 settembre. Il momento clou della protesta sarà la manifestazione del 10 ottobre con l’Uds che conta di mobilitare fino a 100mila studenti, con sit in e cortei in molte città. Intanto in questi giorni nelle scuole si stanno già svolgendo assemblee per confrontarsi e discutere della #buonascuola. Fuori e dentro alcuni istituti, sono comparsi striscioni e cartelli.

Il riferimento al film «L’attimo fuggente»
Il motto è «non restare immobile, entra in scena», diventato anche un hashtag su twitter. Ad accompagnare i tweet di #entrainscena, anche le foto di studenti in piedi sui banchi. La scena è mutuata dal celebre film «L’attimo fuggente» di Peter Weir, al termine del quale i ragazzi come gesto estremo di protesta salgono appunto sui banchi in difesa del loro appassionato insegnante, cacciato da una scuola ingessata e impermeabile ai cambiamenti. «L'invito del professor Keating del film è di osare, cambiare il proprio presente e ripensare il proprio futuro - spiega ancora Lampis -. Salendo sul banco è possibile ribaltare la prospettiva delle cose e l'unica prospettiva che viene consegnata a noi giovani per il nostro futuro è una prospettiva di precarietà e disoccupazione».

Le critiche a «La Buona Scuola»
Molti i punti della #buonascuola che non piacciono agli studenti, a partire da come si è arrivati all'elaborazione del testo. Per l'Uds è mancato un coinvolgimento della parte studentesca. «Sembra che per il governo noi studenti non esistiamo, proprio noi che ne siamo i primi destinatari e avremmo dovuto partecipare alla sua estensione», dice Lampis. E la consultazione on line lanciata dal governo per raccogliere pareri e suggerimenti per la scuola che verrà rappresenta per gli studenti un piccolo passo avanti rispetto a quanto accadeva in passato, ma di fatto si tratta solo un’operazione di facciata. «La ministra Giannini - spiega Lampis - ha disertato molti incontri con gli studenti e ha già fatto sapere che il progetto del governo non subirà sostanziali modifiche». «Non è vero - ribatte la senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd -. Per la prima volta gli studenti hanno una straordinaria opportunità che è quella di partecipare alla fase di ascolto e vogliamo che gli studenti siano protagonisti in questa fase. Vogliamo aprire un dialogo con tutte le componenti della società e soprattutto con gli studenti. Ascoleteremo le proposte e solo dopo la fase di ascolto scriveremo i decreti. E dagli studenti ci aspettiamo non delle proteste ma delle proposte»..

No ai privati
Altri punti contestati dagli studenti - come si legge nella loro piattaforma - sono l'entrata dei privati nelle scuole, quello che loro considerano l'appiattimento alle esigenze del modello produttivo, il concetto malato di autonomia scolastica che si trasformerebbe in lassismo da parte dello Stato sul fronte dei finanziamenti e il ruolo dirigenziale-manageriale attribuito ai presidi che si troverebbero così a gestire la loro squadra e a scegliere direttamente i docenti migliori senza alcun controllo. Inoltre - sempre secondo l'Uds - il piano scuola è basato sul concetto di premialità, quando in questo momento di crisi economica la nostra scuola avrebbe bisogno soprattutto di includere. «La scuola pubblica non è più aperta a tutti - denunciaLampis - è sempre più difficile accedere per gli alti costi (quello dei libri, dei contributi volontari che arrivano a toccare i 150 euro l’anno, quello dei trasporti). Chiediamo un forte investimento per il diritto allo studio per arrivare alla piena gratuità dell'istruzione perchè tanti di noi abbandonano gli studi non potendoseli più permettere».

Dubbi anche sul potenziamento dell’alternanza
Contestato anche l'intento del governo di connettere sempre più mondo della scuola e mondo del lavoro. «È un punto importante - dice Lampis - ma non deve essere la scuola ad inseguire il mondo del lavoro, i luoghi della formazione non possono essere asserviti agli interessi dei mercati, ma dovrebbero guardare ad una prospettiva più di lungo periodo».
«Hanno ragione gli studenti - spiega la Puglisi - la scuola deve essere inclusiva e proprio per questo dobbiamo cambiarla per ridurre la dispersione scolastica. Per questo nel piano #buonascuola si parla di nuovo rapporto fra scuola e mondo del lavoro. Spero che gli studenti non alzino barricate ideologiche. Non siamo appiattiti sul mondo dell'impresa, ma crediamo che debbano dialogare per formare ragazzi pronti ad entrare con competenza nel mondo del lavoro. Vogliamo trovare la via italiana al sistema duale tedesco».

Infine la nota dolente dei finanziamenti. Nonostante i tanti annunci, secondo gli studenti, di investimenti reali se ne sono visti ben pochi. «Veniamo da una scuola massacrata dagli 8 miliardi dei tagli all’epoca del ministro Gelmini. Si ristabilissero almeno quelli. Non bastano i soldi stanziati per l’edilizia scolastica, servirebbero 13 miliardi secondo le stime della protezione civile. Al momento invece sono stati stanziati solo 584milioni, troppo poco». Di qui l'invito al premier Renzi perchè ascolti le piazze del 10 ottobre perchè «c’è un’intera generazione che vuole entrare in scena».


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