Famiglie e studenti

Dispersione, al Don Bosco di Roma il riscatto parte dalle competenze

Nello scorso anno scolastico il progetto di recupero «Skolé» ha seguito 55 ragazzi, di cui il 60% stranieri

Voleva lasciare la scuola perché andava male in tutte le materie, tranne che in musica. Adesso è al Conservatorio. Ci è arrivato grazie a Skolé, il progetto contro la dispersione scolastica del Borgo Ragazzi don Bosco. Siamo a Roma, sulla via Prenestina, la consolare che lambisce Centocelle. Uno dei quartieri della città dove è più difficile vivere, soprattutto se sei giovane. Si lavora sia sulla prevenzione che sul recupero. Per la prevenzione dell'abbandono Skolé offre un servizio pomeridiano, rivolto soprattutto a ragazzi stranieri o con disturbi di apprendimento. «Non si tratta di un dopo scuola», spiega Alessandro Iannini, coordinatore di "Rimettere le Ali", l'area del Borgo che si occupa del disagio giovanile. «Puntiamo all'acquisizione delle competenze per rendersi autonomi, che vuol dire prima di tutto conquista dell'autostima».

Quindi, al lavoro con i ragazzi si affianca quello con le scuole, per coinvolgere e motivare gli insegnanti. «Per ogni ragazzo individuiamo obiettivi personalizzati. È importante che gli insegnanti lo sappiamo e collaborino».
Durante lo scorso anno scolastico Skolé ha seguito 55 ragazzi, il 60% dei quali stranieri, in genere con il problema della lingua italiana.
Gli altri erano italiani con problemi di apprendimento, spesso non diagnosticati e quindi senza sostegno a scuola. C'è anche chi ha situazioni familiari difficili, tanto che un paio erano accolti nella casa famiglia del Borgo. Alla fine, gli operatori sono riusciti a portare agli esami tutti. Dopo un primo periodo di accoglienza, durante il quale si tenta anche un bilancio delle competenze, comincia il percorso vero e proprio: «Noi proponiamo meno ore rispetto alla scuola - spiega Iannini - ma in quelle ore devono impegnarsi. Per questo firmano un patto in cui prendiamo un reciproco impegno per un obiettivo finale, che può essere il conseguimento della terza media o di un attestato.

Abbiamo fatto accordi con Ctp, scuole medie e professionali: ci segnalano chi sta abbandonando la scuola e riconoscono il percorso che fanno con noi. Proponiamo corsi di un anno per parrucchiere, estetiste, aiuto cuoco, aiuto meccanico e via dicendo. Alla fine c'è l'esame: su misura, ma serio. Si consegue un attestato delle competenze acquisite».
Purtroppo, le richieste sono tante ed è difficile accogliere tutti. Il segreto del successo? «Occorre partire da quello che sanno, non da quello che non sanno. Se uno ruba un motorino e lo smonta per rivendere i pezzi, ha le competenze per diventare un meccanico. Noi gliene diamo l'opportunità», conclude Iannini.


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