Famiglie e studenti

Oltre centomila contatti finora per le linee guida sul web

di Daniela Abbrunzo

S
2
4Contenuto esclusivo S24


È un primato italiano quello della consultazione sulle linee guida di riforma della scuola. Il rapporto, presentato un paio di giorni fa dal ministro dell'istruzione Stefania Giannini, è un record che indossa la nostra bandiera tricolore perché in Europa così non si era mai visto. Un grande progetto che – funzionerà fino a metà novembre - vede coinvolti nel ruolo di pionieri Alessandro Fusacchia, Francesco Luccisano, Damien Lanfrey e Donatella Solda: il capo e l'ufficio gabinetto del Miur. Primato perché era già successo che un'amministrazione (ad esempio alcune città statunitensi, ma anche a Bologna esistono casi simili) o un'istituzione (vedi quelle dell'Unione europea) si affidasse alle opinioni del web per prendere decisioni importanti circa la collettività, ma ciò non era mai avvenuto con un tale dispiegamento di "forze". «Il segreto è accoppiare le cose – spiega Damien Lanfrey dell'ufficio gabinetto Miur -. Oltre che avere degli obiettivi chiari». Da nessuna parte, infatti, si era visto un dibattito pubblico, su un tema fondamentale per un Paese, che fosse al tempo stesso co-progettato dagli utenti (gli autori parlano di "codesign"), oltre che dentro e fuori la rete. Il sito, dalla sua apertura (lo scorso lunedì 15 settembre), ha avuto più di 100mila visite. I dati, forniti dal ministero, parlano di 33mila visitatori solo nel giorno del lancio e di un 20% che si sarebbe connesso più volte. Forse è proprio per questo che molti utenti hanno incontrato alcune difficoltà nel registrarsi al portale, soprattutto nel giorno in cui ha aperto i battenti. Alcune persone non riuscendo ad accedere, per problemi tecnici causati (probabilmente) dal sovraccarico di utenti connessi, hanno dovuto abbandonare il sito.

La consultazione pubblica e le sue peculiarità
Stabilito il primato, resta da spiegare che cosa sia esattamente e quali siano le sue particolarità. Una consultazione pubblica coinvolge una comunità (i cittadini esperti o meno in un dato campo) attorno a un grande tema: serve a semplificarne gli aspetti, in modo da comunicarli alla generalità delle persone, e a rendere i destinatari partecipi della sua ideazione e progettazione. Nel caso de labuonascuola.gov.it sono tre le vie narrative, selezionate dagli autori, per comunicare con la collettività: la compilazione di un questionario, la possibilità di organizzare un dibattito e, infine, l'opportunità di essere protagonisti, progettando alcune parti della scuola del domani. «Tutti i governi provano a creare partecipazione intorno alla loro attività – spiega Lanfrey del Miur –, ma se ciò avviene solo online diventa limitante. Anche perché espone al problema del digital divide: non tutti sono a disposizione di un mezzo per connettersi a internet. Per questo abbiamo cercato di creare dei processi orizzontali che potessero essere utilizzati a diversi livelli, dal più semplice a quello più complesso: ed è questa la vera novità del sistema. Ad esempio il questionario, che può essere riaperto tutte le volte che si vuole oppure compilato soltanto nei capitoli che si ritengono rilevanti… o ancora si può scegliere di lasciare un commento breve, senza la necessità di registrarsi al sito. Questa è una sorta di ‘quarta' via per partecipare alla consultazione».

Codesign, il contributo dei tecnici
Per gli addetti ai lavori quelli del Miur hanno creato una terza via. Chi non avesse voglia di compilare questionari o organizzare dibattiti può, invece, aiutare a definire determinate parti della riforma. Nei prossimi giorni il ministero annuncerà i nomi di alcuni moderatori che si occuperanno di gestire delle stanze virtuali, dei forum, ai quali verranno relegate questioni meramente tecniche: la ridefinizione dei laboratori oppure la creazione di una coalizione tra pubblico e privato per portare il wi-fi nelle scuole. «Soltanto chi lavora nella scuola può dirci com'è meglio muoversi su una certa materia – racconta Francesco Luccisano, capo segreteria tecnica del Miur -. Noi abbiamo un'idea degli obiettivi di policy, ma alcuni di questi hanno la necessità di mettere gli esperti al lavoro. Perciò ci siamo muniti del codesign». «Con questo strumento diamo la possibilità ad alcune persone di gestire determinate aree – aggiunge Lanfrey – Per esempio attraverso lo "sblocca-scuola" chiederemo a qualcuno di coordinare la raccolta di norme che impediscono il corretto funzionamento degli istituti».

I cantieri scuola e il documento
Secondo gli autori la forza di questo progetto di consultazione dipende in parte dai loro background (tutti provengono dal mondo dell'innovazione e delle startup), oltre che da un duro lavoro, che inizia con i "cantieri" e termina con la presentazione del documento de "La buona scuola". «Il rapporto di 130 pagine che è stato presentato è ricco di contributi esterni – chiarisce Luccisano -. Abbiamo passato 3 mesi di cantieri scuola, cioè gruppi di lavoro costituiti da addetti del mondo dell'istruzione ed esperti di altro tipo. Qui sono state messe nero su bianco le proposte, poi finite sulla scrivania del ministro, che più tardi hanno dato vita al rapporto».


© RIPRODUZIONE RISERVATA