Famiglie e studenti

Il Tar Lazio «boccia» la sperimentazione delle superiori in quattro anni

di Eugenio Bruno

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Stop alla sperimentazione delle superiori in quattro anni anziché in cinque. A sancirlo è una sentenza del Tar Lazio del 16 che «boccia» la sperimentazione avviata dal Miur in quattro scuole: il Liceo Ginnasio Statale "Quinto Orazio Flacco" di Bari, l'Iss "Ettore Maiorana" di Brindisi, l'Ite "Enrico Tosi" di Busto Arsizio e l'Is "Carlo Anti" di Verona. Accogliendo il ricorso presentato dalla Flc Cgil.

L'avvio della sperimentazione
Con i decreti 5 novembre 2013 n. 902 e 904 il ministero dell'Istruzione ha autorizzato l'avvio, a decorrere dall'anno scolastico 2014/2015, di una sperimentazione per l'abbreviazione del percorso di studi da cinque a quattro annualità nei quattro istituti predetti. Una scelta contro cui la Flc Cgil ha presentato ricorso al giudice amministrativo sostenendo che «la durata quinquennale dell'istruzione secondaria superiore è un elemento essenziale della stessa» e che ogni sua modifica «dovrebbe comportare un ripensamento dell'intero sistema educativo e di formazione». Inoltre, l'organizzazione sindacale ha, da un lato, contestato che la ragione alla base della sperimentazione possa essere la semplice volontà di adeguarsi agli standard europei e, dall'altro, sottolineato che i decreti sono stati emanati senza acquisire il parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cnpi).

Lo stop del Tar
Con la pronuncia del 16 settembre 2014 n. 9694 il Tar ha di fatto dato ragione alla Flc Cgil su tutta la linea. Innanzitutto sul mancato coinvolgimento del Cnpi. E poi sulle motivazioni di merito. Il giudice amministrativo ha evidenziato sia che «l'adeguamento agli standard europei appare costituire piuttosto una motivazione superficiale ed insufficiente a giustificare l'abbreviazione di un anno», sia che si rischia una «sperequazione» rispetto a «coloro che effettuano il corso di studi quinquennale, come si è verificato in occasione di altre sperimentazioni ». E ciò perché manca - si legge nella sentenza - «una chiara specificazione circa il valore legale del titolo di studio conseguibile al termine del quadriennio di sperimentazione» e «ogni indicazione circa la sua spendibilità nel mondo del lavoro o per il prosieguo degli studi universitari». Annullando i due decreti ministeriali citati

La reazione del sindacato
Soddisfazione per la pronuncia è stata espressa dal segretario della Flc Cgil. Mimmo Pantaleo: «Se si vuole discutere di riordino dei cicli e di orientamento siamo pronti e abbiamo le nostre proposte», ha commentato. Per poi aggiungere: «L'obiettivo vero del Governo, come era evidente nelle sperimentazioni, è quello di ridurre un anno i percorsi di studio per tagliare organici e risorse alle scuole. Per queste ragioni la sentenza difende una idea di diritto allo studio di qualità e non ridotto a visioni utilitaristiche e economiche».

La replica del ministero
In serata è giunta la replica del dicastero di viale Trastevere. Il Miur farà ricorso contro e, nel frattempo, i percorsi sperimentali andranno avanti. In realtà la decisione del Tar potrebbe offrire una sponda al ministro Stefania Giannini che non ha mai nascosto la sua intenzione di rimettere in discussione la durata dei cicli e consentire agli studenti italiani di diplomarsi un anno prima. Qualora si decidesse di arrivare a una riforma complessiva la soluzione più gettonata potrebbe essere quella di ragionare su un'organizzazione di 5 anni (elementari) + 2 (medie) + 5 (superiori) anziché il 5+3+4 previsto nella sperimentazione citata.


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