Famiglie e studenti

di Maria Piera Ceci

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Valutazione degli insegnanti. A Milano un assaggio di quello che il governo Renzi vorrebbe introdurre è una realtà già da qualche anno. Liceo classico statale Giovanni Berchet e Liceo linguistico comunale Alessandro Manzoni. Sono questi due storici istituti a contendersi la paternità di un progetto che prende il via in maniera più strutturata intorno al 2010 fra le proteste degli insegnanti. «Ci furono dei colleghi di classe infuocati», ricorda l'ex dirigente scolastico del Berchet Innocente Pessina, che questo strumento l'ha fortemente voluto e sostenuto. Stesse scene alla Manzoni. «Parlare agli insegnanti di valutazione del loro lavoro era un tabù», racconta il dirigente scolastico Giuseppe Polistena.

Come vengono valutati gli insegnanti
Nelle due scuole il meccanismo è molto simile. Vengono distribuiti dei questionari agli studenti e, nel caso della Manzoni, anche alle famiglie. Le domande sono molto concrete: «L'insegnante è puntuale? Non discrimina fra maschi e femmine? È disponibile a rispiegare una lezione che non sia stata capita? Com'è il rapporto con gli alunni? Conosce bene la sua materia? E' in grado di spiegarla con chiarezza?». Studenti e famiglie sono invitati a esprimere i loro giudizi. I questionari vengono poi raccolti e sintetizzati. I risultati vengono consegnati ai singoli insegnanti e al dirigente scolastico. Nessuna gogna per gli insegnanti risultati insufficienti. La privacy viene rispettata e sono i soli dirigenti scolastici a poter chiamare l'insegnante per commentare il dato emerso.
«La cosa sorprendente è che i giudizi di famiglie e studenti sui singoli insegnanti sono identici a quelli che sono tenuto a fornire ogni anno al Comune di Milano», spiega Polistena. «Tutti sappiamo chi sono gli insegnanti validi e quali no, ma con la struttura attuale è impossibile intervenire. L'unico strumento che ho è suddividere i docenti peggiori nelle varie classi, di più non posso fare. Non posso togliere dalle classi gli insegnanti incompetenti, né posso pagare di più i migliori».

Verso il superamento del tabù
Eppure lentamente qualcosa sta cambiando anche fra gli insegnanti. Se da un lato resta una componente ideologica contraria a ogni tipo di valutazione, soprattutto legata al mondo sindacale, sono sempre di più i docenti che si stanno abituando all'idea che il loro lavoro possa essere giudicato. «Quando hanno visto i risultati, la cifra dei contrari è scesa ed è rimasta limitata ai docenti che sono stati giudicati negativamente, circa il 14 per cento ogni anno», spiega Polistena.
«L'anno scorso durante il collegio dei docenti mi hanno chiesto di conoscere la sintesi dei dati per conoscere quale fosse la valutazione in generale della scuola. - dice Pessina - Molti insegnanti hanno capito che la direzione è quella giusta e non c'è nulla di drammatico nel veder valutato il proprio lavoro».

Come migliorare lo strumento di valutazione
Ma i questionari non bastano. Al dirigente scolastico va data la possibilità di valutare e anche di scegliere i propri docenti e premiarli. Ne è convinto Pessina: «Come il capufficio valuta i propri dipendenti, deve essere il preside ad assumersi la responsabilità di valutare i propri insegnanti e risponderne».
Il giudizio di studenti e famiglie è importante, gli fa eco Polistena. «Ma perchè lo strumento valutativo sia completo, andrebbe istituita una Commissione di cui facciano parte il dirigente scolastico e alcuni docenti. Questi ultimi dovrebbero avere l'autorità per intervenire sul lavoro dei colleghi, anche chiedendo conto dei programmi svolti. Solo così si potrebbe spingere un insegnante a mettersi in discussione e magari ad aggiornare programmi obsoleti in cui oggi non si può mettere becco».
Il governo Renzi riuscirà a rompere il tabù? Polistena non si fa troppe illusioni. «Abbiamo un ministero dell'Istruzione che in quarant'anni non è riuscito a mettere a punto una graduatoria da cui attingere dal 1° settembre. Con questa struttura burocratica non si può fare scuola, impedisce le innovazioni. Le cose in teoria si potrebbero fare, ma con questa struttura sarà difficile».


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