Famiglie e studenti

L'Upi lancia l'allarme: dallo Stato nessuna risorsa sull'edilizia scolastica

di Eugenio Bruno

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Tra i tanti problemi che hanno caratterizzato l'inzio dell'anno scolastico 2014/2015 c'è anche l'assenza di fondi veri per l'edilizia scolastica. A lanciare l'allarme è il presidente dell'Upi, Alessandro Pastacci: «L'anno scolastico riapre, e l'unica certezza che abbiamo è che ancora una volta dallo Stato per le scuole non arriveranno fondi per investire. Non solo, nonostante l'allarme che abbiamo lanciato lo scorso anno, i nuovi tagli ai bilanci imposti con la spending review impediscono alle Province di intervenire con risorse proprie, come hanno fatto negli ultimi dieci anni». Nel mirino del presidente dell'Unione delle Province tutti e tre i programmi lanciati nei mesi scorsi con grande enfasi dal Governo Renzi: #scuole belle, #scuole nuove e #scuole sicure.

I limiti di #scuole belle
Nel ricordare che per far quadrare i costi della gestione di oltre 5mila edifici scolastici, in tempo di tagli ai bilanci, il numero uno dell'Upi sottolinea come le Province abbiano dovuto «riorganizzare l'orario settimanale delle lezioni, chiudendo le scuole il sabato per risparmiare le spese della corrente e del riscaldamento». E non va meglio sul fronte degli stanziamenti se è vero - fa notare ancora - che il programma #scuole belle non «prevede investimenti, ma solo l'utilizzo di eventuali lavoratori in esubero di imprese di pulizia per piccole opere di decoro» e dunque interessa «solo le scuole in cui sono presenti Lsu in organico nelle imprese delle pulizie».

Gli altri due programmi
Pastacci esprime le sue riserve anche #scuole nuove: ci è stato impedito di presentare progetti -spiega - avendo deciso il Governo di escludere da questa opportunità le scuole superiori. Per non parlare del programma #scuole sicure. Pur prevedendo lo stanziamento di fondi per investimenti in sicurezza - evidenzia il presidente della provincia di Mantova - il programma «è invece bloccato dalle procedure burocratiche alla Corte dei Conti, in barba allo Sblocca Italia». E anche se si riuscisse a liberare queste risorse entro l'anno - conclude «si potranno realizzare investimenti utili solo a partire dal prossimo anno scolastico».


© RIPRODUZIONE RISERVATA