Famiglie e studenti

Il «percorso» da attivare nelle scuole contro il deficit d'attenzione

di Nicola Da Settimo


Il quesito
La mia famiglia si è trasferita per motivi di lavoro in una grande città del Nord. Oltre ai normali problemi legati al nuovo ambiente scolastico, mio figlio di 13 anni ha avuto gravi difficoltà di salute, con frequenti periodi di assenza per cure. Inoltre, ha manifestato sintomi di deficit dell'attenzione (Adhd). Di tutto questo, lo scorso anno scolastico, non è stato sostanzialmente tenuto conto, tanto che il ragazzo ha seriamente rischiato la bocciatura. Cosa possiamo fare noi, come famiglia, per facilitare il suo percorso scolastico nell'anno che inizia? E soprattutto, la scuola non dovrebbe essere coinvolta nell'aiuto ai ragazzi con disturbi del genere di mio figlio? (F. R. - Torino)

La risposta
Il caso descritto dal lettore, il cui figlio ha rischiato di perdere l'anno scolastico per una mancata comprensione e conseguente mancata gestione da parte dell'istituto delle sue difficoltà (tra cui un problema legato al deficit di attenzione) va inquadrato nell'ambito dei Bisogni educativi specifici (Bes), che sono stati fatti oggetto di interventi normativi ad hoc da parte del ministero dell'Istruzione (Direttiva Miur del 27 dicembre 2012 "Strumenti d'intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica" e circolare n. 8 del 6 marzo 2013).
Si deve, in sostanza, partire dal presupposto che ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare bisogni educativi speciali: per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.
Si è dunque fatta largo la coscienza per la quale l'area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit (legge 104/92).
In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale; disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici; difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.
Tutte queste differenti problematiche, ricomprese nei disturbi evolutivi specifici, non vengono e non possono venir certificate ai sensi della legge n. 104/92, non dando conseguentemente diritto alle misure previste dalla stessa legge quadro, e tra queste, all'insegnante per il sostegno.
Un punto di svolta è rappresentato dalla legge n. 170/2010, sui disturbi specifici di apprendimento (Dsa) poiché apre un diverso canale di cura educativa, concretizzando i principi di personalizzazione dei percorsi di studio già enunciati nella legge n. 53/2003, nella prospettiva della "presa in carico" dell'alunno con bisogni educativi specifici da parte di ciascun docente curricolare e di tutto il team di docenti coinvolto, non solo dall'insegnante per il sostegno.
Ora la normativa prevede, pertanto, la necessità di elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni e studenti con bisogni educativi speciali, anche attraverso la redazione di un Piano didattico personalizzato, che serve sia come strumento di lavoro per gli insegnanti che per documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate.
Per attivare tali strategie "inclusive", la famiglia deve anzitutto fornire alla scuola una adeguata e dettagliata documentazione clinica.
Spetta poi ai Consigli di classe, sulla base delle certificazioni mediche e di considerazioni di carattere psicopedagogico e didattico, decidere se avvalersi per gli alunni con bisogni educativi speciali degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste dalle disposizioni attuative della legge n. 170/2010 (Dm 12 luglio/2011).
Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell'abilità deficitaria (tra questi, ad esempio, rientra la scrittura al computer con correttore automatico).
Le misure dispensative sono invece interventi che consentono all'alunno di non svolgere alcune prestazioni che, a causa del disturbo, risultano particolarmente difficoltose e che non migliorano l'apprendimento.
La circolare n. 8 del 2013 ha precisato che le misure sopra indicate sono da adottare in caso di gravi difficoltà di apprendimento, mentre nel caso di difficoltà non meglio specificate, soltanto qualora nell'ambito del Consiglio di classe si concordi di valutare l'efficacia di strumenti specifici, questo potrà comportare l'adozione e quindi la compilazione di un Piano didattico personalizzato, con eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative.


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