Famiglie e studenti

Stop alle «classi pollaio», dal Cnr arriva l'algoritmo

di Alessia Tripodi

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Uno studio realizzato con Invalsi svela il metodo per combattere il sovraffollamento attraverso una distribuzione più efficace delle scuole sul territorio

Un algoritmo per combattere le classi «pollaio», cioè sovraffollate, e migliorare, così, l'offerta formativa per le famiglie sul territorio italiano. Lo ha sviluppato il Cnr, che - in uno studio realizzato dai ricercatori dell'Istituto dei sistemi complessi (Isc-Cnr) e pubblicato su «Nature Scientific Reports» - hanno messo a punto un metodo per ottimizzare la collocazione delle scuole primarie sulla base della densità abitativa e delle caratteristiche del territorio.

«Abbiamo preso in esame la grandezza degli edifici scolastici, la loro distribuzione sul territorio nazionale e il numero degli alunni nelle scuole in relazione alla popolazione residente e alle caratteristiche delle diverse aree, al fine di individuarne le criticità - spiega Riccardo Di Clemente, uno degli autori dello studio - e abbiamo visto che il numero degli iscritti in ciascuna scuola cresce in modo indipendente dalla sua dimensione. Questa osservazione, non banale, ci suggerisce che scuole piccole montane e scuole piccole nei grandi centri abitati crescono allo stesso modo».
Secondo i ricercatori, il nostro sistema scolastico nella sua evoluzione storica ha trovato un equilibrio seguendo due differenti regimi: «Nelle zone pianeggianti e altamente popolate come l'area metropolitana di Firenze si è preferito insediare plessi scolastici di dimensione maggiore che interagiscono tra loro - prosegue il ricercatore dell'Isc-Cnr - mentre nelle aree montane, come per esempio nell'aquilano, sono sparse sul territorio scuole più piccole permettendo così agli studenti dei piccoli centri montani di usufruire dei servizi scolastici».
Attraverso la geo-localizzazione dei singoli plessi scolastici, lo studio del Cnr permette di individuare in quali zone esiste il gap maggiore tra offerta e domanda scolastica. «Questa relazione è attualmente non-lineare e complessa, quindi l'idea è quella di offrire un nuovo strumento per il policy maker con lo scopo di ottimizzare la posizione delle scuole all'interno del territorio italiano al fine di migliorare la fruizione del sistema scolastico primario da parte delle famiglie» conclude Di Clemente.

Allo studio ha partecipato anche l'Istituto nazionale di valutazione (Invalsi) insieme con la Yeshiva University di New York (Usa). «Al pari di altri sistemi complessi, come città o imprese, la dimensione delle scuole primarie è governata da una ‘legge a potenza', cioè una relazione tra la grandezza delle scuole - ha aggiunto Alessandro Belmonte dell'Invalsi - che presenta caratteristici tratti di stabilità e spiega perché il sistema scolastico mantiene una forte eterogeneità, nonostante i passati tentativi legislativi tesi ad accrescere il numero degli studenti nelle classi (Dm 331/1998 e Dpr 81/2009) e a ridurre il numero delle scuole montane più piccole tramite accorpamenti».


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