Famiglie e studenti

Niente esami per gli studenti che tornano in classe

di Claudio Tucci

Sono sempre di più gli studenti che svolgono un periodo di studio all'estero. Nel 2011, ultimo dato disponibile, sono saliti a quota 4.700, con un aumento del ben 34% rispetto al 2009. Ma quando poi si torna in Italia, cosa si deve fare?
Certamente, l'istituto scolastico non deve sottoporre l'alunno «ad esami di idoneità»; ma è sufficiente che il consiglio di classe valuti le competenze acquisite all'estero «considerandola nella sua globalità e valorizzandone i punti di forza». Insomma, nessun esame aggiuntivo; ma un giudizio complessivo che mostri un atteggiamento propositivo dei docenti a valorizzare l'esperienza fuori dall'Italia.

I chiarimenti del Miur
I chiarimenti, utili per famiglie e ragazzi di rientro nel Belpaese, che a settembre torneranno sui banchi di scuola, sono stati messi nero su bianco da una recente circolare del ministero dell'Istruzione, che ha inteso fare un po' il punto sulla mobilità studentesca individuale. Anche in vista di una corretta applicazione delle regole da parte delle scuole italiane, in modo omogeneo da Milano a Palermo. Secondo la normativa attuale l'esperienza all'estero può variare dall'intero anno scolastico a periodi più brevi; e in genere a partire sono gli studenti di terza e quarta superiore (l'ultimo anno è sconsigliato visto che c'è da prepararsi per l'esame di Stato).

Le verifiche sugli apprendimenti
Ogni scuola deve inserire nel Pof, il Piano per l'offerta formativa, l'opportunità di fare periodi di studio all'estero, e se ci sono in piedi accordi con altre scuole straniere, è opportuno, prima della partenza, mettere lo studente al corrente del piano dell'offerta formativa dell'istituto che andrà a frequentare. Solo con Intercultura lo scorso anno sono partiti circa 1.800 studenti (in costante crescita negli anni) e tra le mete preferite dai ragazzi spiccano Paesi dalle culture più marcatamente diverse dalle nostre, come quelli dell'America Latina e dell'Asia. Il giudizio, complessivo, sull'esperienza formativa all'estero spetta al consiglio di classe che dovrà valutare tutti gli elementi per ammettere direttamente l'allievo alla classe successiva. Lo studente può anche essere sottoposto, «se ritenuto necessario», a un accertamento con prove integrative per pervenire a una valutazione globale che deve tener conto pure del giudizio espresso dall'istituto estero sulle materie comuni ai due ordinamenti. La normativa italiana «è piuttosto avanzata – spiega il dg per gli Ordinamenti scolastici del Miur, Carmela Palumbo –. In Germania, per esempio, l'anno di studio all'estero viene considerato un anno sabbatico. Così è anche in Danimarca. Da noi, invece, è un'esperienza di formazione a tutti gli effetti che le scuole italiane devono incoraggiare».

Può capitare anche che il ragazzo consegua un titolo di studio nell'istituto straniero. In questo caso che fare? L'alunno si dovrà rivolgere al consolato italiano di riferimento per ottenere la «dichiarazione di valore» del titolo, utile anche per la validazione degli apprendimenti non formali o informali di cui al Dlgs 13/2013.


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