Famiglie e studenti

Far decidere ai bambini delle elementari i libri da leggere: negli Usa il dibattito è aperto

di Nicola Barone

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E se fossero i bambini a decidere da sé quali cose leggere sui banchi di scuola? Suona come una mezza provocazione l'appello apparso sul Washington Post di Joanne Yatvin, alle spalle un palmarès di preside dell'anno nel Wisconsin e di capo del Consiglio nazionale degli insegnanti di inglese, ma soprattutto per sua ammissione vittima consapevole e felice dell'invincibile demone della lettura. Eppure, come segnala il quotidiano americano, una volta molte scuole pubbliche prevedevano uno spazio di tempo apposito per consentire agli studenti di farsi largo in autonomia nell'oceano della pagine scritte, un'attività basata sulla teoria di senso comune che se i bambini potranno leggere ciò che interessa loro impareranno molto più facilmente a godere di quello. Aumentando così, di fatto, lo spettro della conoscenza.

New York pronta a superare il modello attuale
Consumati dall'urgenza di alzare il punteggio di lettura degli studenti, «i responsabili politici e funzionari della scuola hanno dimenticato che i bambini imparano a leggere con la lettura» è l'attacco velenoso di Yatvin . Acquisire l'abitudine di rivolgersi ai libri per piacere o per scoprire cosa vuoi sapere per sviluppare la lettura fa più che lavorare sul significato delle parole o cercare di spingere sulla scioltezza. «Anche se, idealmente, una predilezione per i libri inizia a casa, la lettura può diventare un'abitudine attraverso l'opportunità di leggere i libri a scuola secondo l'inclinazione personale». Chi ha capito l'importanza di un'impostazione del genere è Carmen Farina, da poco al vertice del Dipartimento dell'educazione di New York, ovvero l'agenzia che gestisce le scuole pubbliche di tutta la città. Non da oggi Farina è a favore di una «alfabetizzazione equilibrata» che passa anche per la lettura indipendente. In molti luoghi questo approccio all'insegnamento della lettura è stato abbandonato per far posto a programmi sistematici che promettono di aumentare i punteggi dei test degli studenti e prepararli per «il college e l'ambiente di lavoro». Ma a leggere le indiscrezioni circolate sul The New York Times e altre fonti Farina sembra determinata a restituire almeno uno dei componenti chiave della «alfabetizzazione equilibrata», la libera scelta delle cose da leggere, per l'appunto.

Un format assai popolare nel passato
Negli anni Sessanta e Settanta sessioni denominate di «lettura silenziosa sostenuta» (Ssr) erano piuttosto comuni nelle aule in tutto il mondo: in linea con le raccomandazioni degli esperti, i docenti assegnavano dai 15 ai 30 minuti ogni giorno alla pratica. Non c'erano compiti scritti o prove connesse finali, solo l'evidenza visiva e silenziosa che gli studenti fossero immersi nella loro lettura. Tuttavia, mezzo secolo dopo, capita assai di rado di trovare istituzioni che ancora includano momenti di Ssr. Per molte ragioni, non ultimi i problemi di realizzazione uniforme che hanno minato la popolarità della «lettura silenziosa sostenuta», su di essa è caduto un profondo velo di oblio. Non abbastanza comunque perché Joanne Yatvin venga meno alla causa. «Se fossi Regina del Mondo, stabilirei che a tutti gli studenti vengano fatti regali di tempo e di libri che vorrebbero leggere a scuola, e la possibilità per i pre-lettori di avere un adulto che legga ad alta voce per loro ogni giorno». Perché il punto è accrescere il sapere «senza annoiare i bambini a morte o persuaderli che sono stupidi».


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