Famiglie e studenti

Ancora pochi e-book entrano in classe

di Gaia Giorgio Fedi


Anche sui libri scolastici si conferma il trend che accomuna diversi settori, dai viaggi alle polizze assicurative: online si risparmia, e quindi per evitare di dissanguarsi con il caro libri aumenta la propensione tra le famiglie italiane a comprare i testi scolastici su internet. Anche sul secondo principale fronte di risparmio per l'editoria scolastica, quello della digitalizzazione, si segnalano dei progressi, ma il fenomeno è ancora limitato. Un esperimento interessante, per esempio, è il Book in progress, nato nel 2009 dall'idea di un preside di Brindisi, Salvatore Giuliano: il progetto, a cui al momento hanno aderito 103 scuole in tutta Italia, mette in rete a disposizione degli istituti aderenti materiali didattici scritti da 800 professori, che vengono messi a disposizione degli studenti sia in formato cartaceo, sia digitale. E nella scuola media Giuseppe Mazzini di Castel San Giovanni (Pc), si utilizzano i Kindle Fire HDX per fare lezione di musica. Ma quanto vengono utilizzati gli e-book? Quante famiglie comprano i tablet per risparmiare sui libri per i figli? Difficile identificare dei numeri puntuali, «perché i soggetti che operano nella vendita di questi dispositivi non distinguono il mercato educational dal mercato consumer», commenta Cesare Rivoltella, direttore del Cremit, Centro di ricerca sull'educazione ai media, all'informazione e alla tecnologia. Qualche resistenza comunque sull'e-book per la scuola la si registra ancora, sia da parte dei docenti, sia delle case editrici - per le quali l'avvio di progetti multimediali comporta investimenti non indifferenti - ma anche degli studenti: appena due anni fa, nel 2012, un sondaggio di studenti.it evidenziava che un alunno su due si diceva poco propenso all'utilizzo dell'ebook per studiare. Ma al di là di queste posizioni, a che punto sono le scuole con la rivoluzione digitale? «A livello regionale sono state prese diverse misure che hanno fatto lievitare il numero delle "scuole digitali" - commenta Rivoltella - ma il problema è un altro: meno della metà delle scuole è interamente cablato, e per le scuole primarie, la percentuale è ancora più bassa». Se poi consideriamo le scuole dotate di connessioni veloci, la percentuale è appena del 10% delle scuole primarie e del 23% di quelle secondarie, secondi i dati diffusi dal progetto la Buona scuola del governo Renzi.
Le altre scuole dotate di Internet hanno spesso collegamenti a velocità medio-bassa, con situazioni molto differenziate, che spessp bastano appena a mettere in rete la segreteria o il laboratorio di tecnologia. E alcuni investimenti tecnologici che sono stati fatti, come quelli nelle cosiddette Lim, le lavagne multimediali, si sono rivelati inutili (e moltissimi docenti, che non erano stati adeguatamente preparati al riguardo, non le hanno usate). Per una piena digitalizzazione dei materiali didattici quindi il problema non è tanto la propensione delle famiglie ad acquistare tablet per la lettura degli ebook e quella dei ragazzi a utilizzarlo, quanto l'arretratezza delle strutture scolastiche. «La diffusione dei dispositivi per leggere i libri digitali invece è solo questione di tempo», aggiunge Rivoltella.


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