Enti e regioni

Al lavoro sei "super-tecnici" su dieci

di Claudio Tucci

Sono corsi che durano dalle 800 alle mille ore, spalmate in due semestri, di cui il 30% obbligatoriamente da svolgere in stage. Sono aperti a giovani. Ma anche ad adulti occupati e consentono di acquisire una "super" qualificazione tecnica.

Cosa sono gli «Ifts»
Si chiamano «Ifts», vale a dire percorsi di istruzione formazione tecnica superiore, e si confermano un buon canale di accesso al lavoro: tra coloro che hanno concluso il corso nel periodo 2010-2013 la quota di occupati è pari al 57,3% (praticamente sei persone su 10).
Riorganizzati a gennaio 2008, assieme agli Its, le scuole di tecnologia post diploma di durata biennale alternative all'università, gli «Ifts» sono uno strumento più flessibile (si possono iscrivere un po' tutti, e servono anche per la riqualificazione professionale), e soprattutto «sono in grado di rispondere in modo più veloce alle esigenze del mercato del lavoro», sottolinea Benedetta Torchia dell'Isfol, l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, che ieri ha pubblicato uno studio su questo particolare segmento della formazione tecnica.

L'impatto sull'occupazione giovanile
L'analisi si è concentrata su 249 corsi, conclusi tra il 2010 e il 2013 in dieci regioni, per un totale di 5.960 iscritti, il 63,2% uomini, il 36,8% donne. Complessivamente si è dichiarato "disoccupato" il 25,5% dei corsisti (il 5,6% è inoccupato). L'11,6% del campione non è in cerca di occupazione perchè per lo più impegnati in percorsi di studio a livello universitario.
Il 46,5% dei corsisti ha modificato la propria condizione trovando una occupazione o cambiando lavoro. Un dato interessante, sottolinea l'Isfol, se si tiene conto che l'iscrizione ai corsi «Ifts» è consentita anche agli adulti occupati (che rappresentano il 22,6% degli iscritti). Nel dettaglio, a trovare lavoro dopo il corso è il 38,2% degli intervistati; mentre il 7,4% risultava già occupati al momento dei corsi, ma poi hanno cambiato lavoro dopo l'acquisizione del certificato di formazione tecnica. La nuova occupazione ha interessato essenzialmente i giovani tra i 20 e i 29 anni, e in particolare quelli con in tasca un diploma scolastico. Per gli adulti over 35enni gli «Ifts» hanno rappresentato invece una occasione di formazione continua in quanto, più frequentemente occupati, «sono anche coloro che hanno mantenuto la stessa occupazione che avevano dichiarato al momento dell'iscrizione al corso». La quota di ex iscritti che si sono indirizzati verso nuovi percorsi di istruzione e formazione è pari al 15,8%. E quindi, aggiunge l'Isfol, «il tasso di successo» degli «Ifts» sale fino al 73,1%.

Il peso dello stage
Per la nuova occupazione un peso significativo assume lo stage, che va realizzato obbligatoriamente: il 26% degli stagiaire ha ricevuto una proposta di lavoro da parte dell'azienda presso è stato realizzato lo stage. Non solo. Il tirocinio si è di fatto trasformato in una opportunità di lavoro per il 21,3% degli ex corsisti.
Per quanto riguarda infine la qualità dell'occupazione prodotta, l'Isfol parla di impieghi «continuativi nel tempo e stabili» per oltre l'84% del campione. E in un caso su due si è trattato anche di un lavoro «coerente con la formazione ricevuta». Nel complesso il 94% degli ex corsisti hanno promosso a pieni voti gli «Ifts» perchè ritengono «di aver potenziato conoscenze e abilità direttamente connessi ai contenuti tecnico professionali».


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