Famiglie e studenti

I servizi di medicina scolastica non rientrano tra i Lea

di Nicola Da Settimo

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L'abolizione dell'obbligo di certificato medico al rientro a scuola dopo 5 giorni di assenza, decisa dalla giunta regionale della Liguria nell'ormai lontano 2006, dapprima soggetta ad annullamento del Tar Genova e ora confermata dal Consiglio di Stato in sede di appello , è una vicenda emblematica delle difficoltà applicative sorte con la riforma del Titolo V della Costituzione, che prevede un intreccio di competenze normative tra Stato e Regioni.

La vicenda
Nel caso di specie, con l'articolo 80 della legge 41 del 7 dicembre 2006, la regione Liguria aveva demandato alla Giunta regionale «la semplificazione delle procedure relative ad autorizzazioni certificazioni ed idoneità sanitarie, individuando i casi di abolizione di certificati in materia di igiene e sanità pubblica sulla base dell'evoluzione della normativa comunitaria e nazionale». La successiva delibera della Giunta Regionale n. 1609 del 29/12/2006 era stata dunque impugnata perché in contrasto con il titolo V della Costituzione, che prevede, nell'ambito delle materie di competenza esclusiva statale, all'articolo 117, comma secondo, lettera m), la «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale».

La decisione dei giudici amministrativi
Il Consiglio di Stato ha ritenuto che i servizi di medicina scolastica non figurino tra i Lea (livelli essenziali di assistenza), evidenziando, peraltro, come gli stessi, legati ad un contesto storico ormai superato, non siano più giustificabili dopo l'entrata in vigore della prima riforma sanitaria e l'istituzione del pediatra di libera scelta. Sul punto, il Collegio ha preso atto di come la vigente normativa abbia, ormai, superato la precedente impostazione, che accentrava il controllo medico a scuola. La normativa vigente, infatti, è basata sulla figura del pediatra di libera scelta, soggetto che, gratuitamente, provvede alla prevenzione ed alla cura dei minori, in ossequio agli accordi collettivi stipulati con il Ssn.

In definitiva, secondo Palazzo Spada, è da ritenersi legittima l'abolizione dei certificati di riammissione a scuola, dopo i cinque giorni d'assenza, perché la scelta, oltre a essere coperta da fonte legislativa, si palesa, altresì, perfettamente in linea con le osservazione del Gruppo di lavoro ministeriale, nel cui ambito è emersa la scarsa utilità delle predette certificazioni, sull'assunto che «le malattie infettive sono spesso contagiose in fase di incubazione, ma raramente quando il soggetto è convalescente».

Da sottolineare, infine, che anche la Regione Lombardia, con la legge regionale 4 agosto 2003 n. 12, ha deliberato l'abolizione del certificato medico di riammissione a scuola: in tal caso, però, non vi sono stati strascichi giudiziari, avendo la Regione Lombardia operato l'abolizione direttamente con legge e non con atto amministrativo.


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