ITS e imprese

Cresce l'appeal degli Its: sei diplomati su 10 già lavorano

di Claudio Tucci

Cresce l'appeal per gli Its, le 65 super scuole di tecnologia post diploma di durata biennale alternative all'università, sparse in tutt'Italia. Al secondo ciclo di attività sono pervenute in media 61,3 domande per ogni corso, un valore superiore a quello registrato nella fase sperimentale del primo biennio, dove ci si è attestati intorno alle 55 domande a corso (con un tasso di assorbimento del 40%). Performance positive, legate all'elevato tasso di occupabilità degli studenti al termine del periodo di formazione.

La fotografia degli Its
I numeri, per ora, sono di nicchia. Ma al termine del primo biennio, secondo gli ultimi dati Miur-Indire , su un totale di 247 percorsi attivati, che hanno coinvolto oltre 5mila corsisti, hanno conseguito il diploma 825 studenti. Di questi ben 491, corrispondenti al 59,5% del totale, hanno già trovato una occupazione. Negli Its dell'area tecnologica «Mobilità sostenibile» la percentuale sale al 79,3% (praticamente 8 ragazzi diplomati su dieci); nell'area «Efficienza energetica» gli occupati sono il 69,6% e nell'area «Nuove tecnologie per il made in Italy - sistema meccanica» si tocca quota 65,2%. I risultati migliori si ottengono quando all'interno della Fondazione (che gestisce l'Its) c'è una forte presenza imprenditoriale che traina "la super scuola" ad attivare più iniziative formative, «aumentando le docenze e rendendo possibili stage e specializzazioni extra anche all'estero».

A fotograre punti di forza, e criticità (da risolvere), degli Istituti tecnici superiori (Its) è un rapporto curato da Claudia Donati per la Fondazione Censis, commissionato dal Cnos-Fap, presentato ieri a Roma. La ricerca ha esaminato l'esperienza di sei Its: il Malignani di Udine specializzato in meccanica per l'aeronautica, l'Its Lanciano di Chieti per la meccanica nel settore automotive, il Giovanni Caboto di Gaeta e il Giovanni Giorgi di Verona per il settore della mobilità sostenibile, e, per l'area delle tecnologie informatiche per la comunicazione, il Fistic di Cesena e l'Angelo Rizzoli di Milano.

Punti di forza e criticità (da risolvere)
Tutte esperienze di primo piano, «e dove è centrale il ruolo dell'impresa», sottolinea il presidente del Cnos-Fap, Mario Tonini. Il punto è che si tratta «di un filone ancora poco conosciuto», evidenzia Monica Filippi, coordinatrice dell'Its Malignani di Udine; e c'è bisogno pure di una «regia maggiormente condivisa tra Regioni e Miur», aggiunge Clemente Borrelli, direttore didattico dell'Its Giovanni Caboto di Gaeta. Anche la gestione e rendicontazione dei finanziamenti (pubblici e privati) va snellita.
Il Miur crede molto negli Its (è aperto un tavolo con le Regioni - e ogni anno è previsto un finanziamento di 13 milioni): «Stiamo valutando le semplificazioni opportune - spiega il direttore generale Carmela Palumbo -. L'obiettivo è quello di far decollare gli Its, premiando quelli che funzionano bene, soprattutto in termini di maggior occupabilità dei ragazzi».
E le imprese hanno dato il loro contributo. Il 28,3% dei nuovi corsi proposti per il secondo ciclo biennale sono stati rivisti (rispetto al primo ciclo), migliorando l'articolazione didattica (per far acquisire specifiche competenze). Nel 10,9% dei casi è stata proposta una nuova figura professionale. Anche qui venendo incontro alle richieste delle aziende.


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