Famiglie e studenti

Anche il liceo classico deve aprirsi al mondo del lavoro

di Irene Baldriga

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C'è un gran fermento intorno al liceo classico. Ne parlano i quotidiani nazionali e le trasmissioni di approfondimento dedicano alla questione ampi spazi di discussione. Nel confronto tra sostenitori e detrattori ci sono alcuni temi ricorrenti, temi che riaffiorano di volta in volta come onde in una risacca: lavoro, utilità, prospettive, competenze. C'è speranza per il liceo classico?
Vorrei esporre la questione da un punto di vista nuovo, secondo alcuni improbabile: liceo classico e tirocini lavorativi, stage nelle aziende, attività ed esperienze in contesti d'impresa. Il principio è molto semplice ed è pienamente coerente con il percorso di formazione di chi ha scelto gli studi umanistici: se il classico educa i giovani alla complessità, allena la mente al pensiero logico e creativo, matura in loro un senso pieno e profondo di cittadinanza attiva e consapevole, ebbene il classico rappresenta anche la dimensione ideale per applicare competenze trasversali e abilità pratiche in ambiti di tirocinio, portando i giovani fuori dalle aule, aiutandoli a crescere attraverso momenti di apprendimento significativo, ovvero situato e concreto, quali certamente sono gli stage previsti dall'ottima Legge 77/2005 sull'alternanza scuola-lavoro.
Il mondo della scuola è a una svolta. Ci interroghiamo da anni sulla rimodulazione corretta dei piani di studio; il rapporto fortissimo che si è ormai stabilito tra politiche educative nazionali e raccomandazioni europee è tale da imporre – è inutile usare eufemismi – misure adeguate a costruire professionalità pronte ad affrontare le mutazioni del presente, ma soprattutto capaci di progettare sistemi efficienti e produttivi all'insegna di principi ineludibili di sostenibilità.
Il liceo classico forma menti aperte e sensibili, insegna il rigore e la passione che servono a perseguire il successo, aiuta i giovani ad interiorizzare valori e paradigmi utili ad esercitare il confronto, a dialogare con l'ignoto, a rapportarsi con la diversità. Tutto questo patrimonio inestimabile di saperi può e deve rinnovarsi nel presente più vivo e dinamico. Insieme all'insegnamento del Greco e del Latino, accanto alla Filosofia e alla Storia dell'Arte – debitamente sostenuti da un rinforzo di competenze nelle lingue moderne e nell'area scientifica che noi tutti auspichiamo e cerchiamo di attuare grazie all'autonomia delle nostre scuole – è utilissimo creare per gli studenti partenariati che li portino nel sistema economico più vitale, nel mondo dell'industria, della comunicazione, nel sistema competitivo dell'economia culturale (mostre, editoria, eventi), nella dimensione entusiasmante della cooperazione internazionale.
È questa la linfa necessaria a restituire vitalità al nostro liceo classico, potenziandone il lato applicativo, attraverso un perseguimento concreto delle competenze che smentisca una volta per tutte il luogo comune – davvero stanco e polveroso – per cui «con la cultura non si mangia».


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