Personale della scuola

Giannini: «Spread con gli stipendi dei docenti stranieri»

di Francesca Milano

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L'Aula della Camera ha approvato ieri il decreto legge sulla proroga degli automatismi stipendiali del personale della scuola . E degli stipendi degli insegnanti ha parlato ieri anche il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini: «Migliorare la qualità didattica e riqualificare il ruolo degli insegnanti sarà uno dei punti importanti di investimento: mi stupirei molto se ci fossero tagli». Il riferimento è al piano di spending review allo studio del commissario Carlo Cottarelli, che secondo quanto riferito dal ministro non dovrebbe interessare i docenti. «Lo spread dal punto di vista degli stipendi degli insegnanti - spiega il ministro - c'è più o meno con i principali paesi membri dell'Unione Europea, non solo con la Germania. Io credo che si possa e si debba fare di più».
Analizzando i dati dell'Ocse si scopre infatti che gli insegnanti italiani sono (dopo i francesi) i meno pagati a inizio carriera: il salario d'ingresso è di 27.288 dollari nelle primarie e 29.418 nelle secondarie di II grado. Ma, contrariamente a quanto accade in Francia e negli altri Paesi, le buste paga degli docenti italiani non crescono quanto dovrebbero durante il corso della carriera. Alla fine della vita lavorativa, un insegnante italiano guadagna 46.060 dollari (alle superiori): la media Ocse si attesta invece sui 50.119 dollari. Tra i principali Paesi dell'Ocse solo la Gran Bretagna fa peggio dell'Italia: in Inghilterra un docente a inizio carriera percepisce poco più di 30mila dollari all'anno, che arrivano a 44mila all'apice della carriera. Se è vero che gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati, è altrettanto vero che lavorano meno dei loro colleghi stranieri: in media in un anno un professore italiano lavora 630 ore, contro le 695 dei docenti inglesi, le 715 ore dei tedeschi e le 1051 ore degli americani (il dato medio Ocse è di 664 ore all'anno ).
Secondo il ministro Giannini il problema degli stipendi degli insegnanti si risolve "non solo mettendo più risorse a disposizione ma spendendole nel modo giusto, valorizzando il merito, l'autonomia degli istituti e cominciando a differenziare le funzioni tra quelle degli insegnanti che fanno anche un lavoro di coordinamento, che si impegnano di più, rispetto a quelli che si limitano al loro dovere".


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