Famiglie e studenti

Studenti senza orientamento: il 44% è «deluso» dalla scuola scelta

di Gianni Trovati

Delusi e disorientati. Sono gli studenti italiani che escono dalla scuola superiore secondo l'ultimo rapporto di AlmaDiploma , la "versione" per la scuola superiore dell'indagine sulla condizione occupazionale che AlmaLaurea conduce ogni anno sui laureati.

Appena chiusi i libri dopo aver superato l'esame di Stato, spiega il rapporto che ha messo sotto esame 72mila diplomati, il 41% dei "maturi" si dichiara pentito della scelta fatta a scuola, e precisa che potendo tornare indietro cambierebbe istituto, indirizzo di studi oppure, nella maggioranza dei casi, entrambi. Quando passa il tempo, e ci si confronta con la scelta universitaria oppure con le difficoltà del mondo del lavoro, la situazione peggiora, e la quota dei delusi cresce ancora fino ad attestarsi al 44 per cento.

Numeri, questi, che indicano una scarsissima efficacia delle attività di orientamento, e che trovano una conferma ulteriore quando i neo-diplomati si affacciano all'università. Il tasso di giovani che dopo la maturità continua a studiare, prima di tutto, non si schioda da un 64% che mantiene molto lontana l'Italia dalle medie europee, come mostrano anche le analisi dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario sull'accesso ai nostri atenei: fra questi, poi, l'8% abbandona le aule universitarie entro il primo anno, e un altro 10% cambia nello stesso periodo il corso di laurea o anche l'ateneo. Anche in questo caso, con il tempo il quadro peggiora, e a tre anni dalla maturità la quota dei delusi dalla propria scelta universitaria sale al 28 per cento. Morale: l'orientamento che non ha funzionato dopo le medie si rivela inefficace anche dopo le superiori, quando il peso della famiglia di provenienza sulla scelta dello studente dovrebbe essere minore.

Non va molto meglio a chi tenta la strada del lavoro, com'è evidente visti i tassi di disoccupazione giovanile registrati nel Paese. A un anno dal titolo, sono disoccupati 39 diplomati su cento, e questa quota sale fino ad arrivare al 50,3% se si considerano solo gli studenti usciti dagli istituti professionali. I tassi di disoccupazione dei diversi indirizzi si riallineano con il passare del tempo, quando la disoccupazione rimane al 19,1% e scende (al 16,7%) solo fra chi ha in tasca un diploma rilasciato da un istituto tecnico. Rari, fra chi lavora, gli inquadramenti stabili (17,5 ogni 100 diplomati occupati), mentre spopolano i contratti flessibili e a termine (32%) e quelli di formazione e lavoro (26%). Quasi piatti gli stipendi di chi lavora: a un anno dal diploma la retribuzione media degli occupati è di 916 euro netti al mese, sale a 1.063 euro dopo tre anni e si attesta a 1.149 dopo cinque anni: in un quinquennio, insomma, l'aumento medio della retribuzione è intorno al 25%, cioè la metà di quello registrato fra i laureati, a conferma del fatto che nonostante le forti difficoltà della congiuntura l'investimento in formazione superiore rimane "redditizio".


© RIPRODUZIONE RISERVATA