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Scuola di tifo: così il basket insegna che insultare non serve

di Mattia Losi

Il male peggiore che affligge lo sport è la follia con cui talvolta i tifosi, ma meglio sarebbe dire gli pseudo-tifosi, trasformano la rivalità in odio, la passione in rabbia, l'incitamento ai propri beniamini in insulto gratuito agli avversari.

Il male peggiore che affligge lo sport è la follia con cui talvolta i tifosi, ma meglio sarebbe dire gli pseudo-tifosi, trasformano la rivalità in odio, la passione in rabbia, l'incitamento ai propri beniamini in insulto gratuito agli avversari. Una follia che arriva a trovare sfogo in episodi di violenza, per fortuna nel basket molto più limitati rispetto a quanto accade nello sport nazionale per eccellenza, il calcio. Proprio il basket, grazie all'iniziativa Scuola di tifo ideata da Emanuele Maccaferri e in collaborazione con la Fip - Regione Emilia Romagna, cerca di insegnare ai più giovani che essere tifosi è bellissimo soprattutto quando si fa il tifo "per" e non "contro" qualcuno.
Così alla tre giorni di basket e musica «Rhythm'n'basket» che si terrà dal 7 al 9 marzo a Rimini, in concomitanza con le fasi finali della Adecco Cup (Coppa Italia per squadre di Divisione A Gold, A Silver, Nazionale B e Nazionale C) uno spazio verrà riservato proprio a questa finalità. Sabato 8 marzo, a partire dalle 14.30, nella Fan Zone della Fiera (area ad accesso gratuito) i tesserati dei centri minibasket Fip di Rimini e Provincia parteciperanno alla Scuola di tifo con un programma diviso in tre parti: una prima sessione in aula, una seconda di gioco-tifo per poi arrivare al test finale, sugli spalti.
Nel progetto sono coinvolti allenatori e genitori: figure che svolgono un ruolo fondamentale nell'indirizzare in senso positivo o negativo i modelli di comportamento dei più giovani. È brutto da dire, ma sugli spalti spesso sono proprio i genitori a dare il peggio, fornendo ai propri figli un esempio negativo e purtroppo molto facile da seguire: anche a loro farà bene un po' di scuola.
I testimonial, che seguono l'iniziativa fin dalla sua partenza con il Trofeo Seragnoli del 2013, sono Roberto Fultz (Basket Leonessa Brescia), Mattia Soloperto (Pallacanestro Chieti), Andrea Pecile (VL Pesaro) e Daniele Cavaliero (Scandone Avellino). Quattro campioni che a Rimini saranno in campo a fianco dei bambini, spiegando loro come il rispetto per l'avversario, in campo e fuori, sia una delle regole inviolabili per chi concepisce lo sport in modo sano. Sentirlo dire da chi ha realizzato i tuoi sogni di bambino ed è arrivato a vestire la maglia della Nazionale farà senza dubbio un certo effetto. Si spera non solo positivo, ma anche duraturo.


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