Studenti e ricercatori

«L'Italia della startup bella e addormentata va svegliata»

di Anna Volpicelli

«L'Italia sembra essere la bella addormentata e va svegliata con un bacio», dice Domenico Arcuri, CEO di Invitalia.


«L'Italia sembra essere la bella addormentata e va svegliata con un bacio», dice Domenico Arcuri, CEO di Invitalia, agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, durante l'Italian Innovation Day 2014, evento organizzato dalla fondazione Mind The Bridge, al Computer History Museum di Mountain View. Per fare in modo che questo risveglio avvenga sono necessari investimenti, sia nazionali, sia europei, co-partecipazione e cooperazione da parte di singoli individui, enti, istituzioni e organizzazioni private uniti per attrarre capitali, non solo interni, ma anche provenienti dagli Stai Uniti.


Nel 2013 l'ecosistema start up ha raggiunto i 36 miliardi di dollari in funding, mentre quello statunitense 1,773 triliardi di dollari. Certo, il confronto è scoraggiante, e mettere a paragone due paesi come l'Italia e gli Stati Uniti, non ha alcun senso. Le due culture sono troppo diverse per essere messe sullo stesso piano, ma da questa diversità è possibile imparare. «Ci confrontiamo con l'ecosistema più avanzato al mondo per capire quali sono i punti di debolezza su cui lavorare e i punti di forza che, nonostante tutto quello che si dice, abbiamo» dice Marco Marinucci, fondatore di Mind The Bridge. La creatività, la maestria artigianale, l'impegno, la passione e la dedizione al proprio progetto, sono virtu tipiche del Bel Paese, soprattutto dei suoi giovani. «L'Italia dovrebbe enfatizzare le sue abilità meccaniche ed elettroniche, due qualità che la contraddistinguono dal resto d'Europa» dice Steve J. Luczo, presidente e CEO di Seagate, che ha recentemente acquistato un terreno in Sicilia. «La creazione di lavoro - continua l'imprenditore - è fondamentale per la sopravvivenza del paese». Ed è questo uno dei principi su cui puntare. «Per ogni posto di lavoro del settore tecnologico che si crea in una città se ne generano altri 5 non-tech» dice Enrico Moretti - Professore di economia presso la University of California di Berkeley e autore di "The Geography of Jobs". Esistono già alcune imprese che stanno indirizzando i loro capitali in Europa. «Con Téléfonica - racconta Tracy Isacke, EVP Business Ventures di Telefonica Digital - siamo presenti sia in Europa sia qui in Silicon Valley. Ed è proprio in Europa che attualmente stiamo investendo nel settore della sicurezza». La fiducia in una rinascita, insomma, si vede dal coraggio con cui aziende investono in un Paese. «Orange, Telefonica, BBVA si sono già mosse per agire verso questa direzione - spiega Alberto Onetti, chariman di Mind The bridge Foundation - Se funziona in qualche anno le nostre startup saranno in grado di competere a livello globale». Ed eccoli qui gli artigiani dell'innovazione tecnologica italiana, Hands con Adamo il primo robot personale in grado di imparare dalle persone e dalle loro abitudine per rendere loro la vita più comoda. Sensoria Fitness, Dquid, W_Lamp, Off Grid Box, Open Source Vehicle, il primo concetto industrializzabile di open source hardware pensato per la mobilità. Makoo e MakeTank, una startup di Firenze nata come piattaforma di riferimento per i Maker italiani ed europei. "L'Italia ha talento e tecnologie da valorizzare in Silicon Valley e non solo" dice Mauro Battocchi, Console Italiano a San Francisco, incoraggiando gli entrepreneurs italiani a coltivare il proprio talento ovunque essi siano.


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