Personale della scuola

Appalti pulizie, scuole nel caos

di Claudio Tucci

ROMA - Il nuovo governo Renzi ancora non si è insediato, e tra le prime urgenze che dovrà affrontare c'è la questione degli appalti di pulizia nelle scuole. Una «patata bollente» che coinvolge circa 24mila lavoratori, circa 14mila ex Lsu (i lavoratori socialmente utili) che al 28 febbraio, esaurito l'ulteriore stanziamento di 34,6 milioni previsto dalla legge di stabilità, potranno vedersi scadere il contratto o ridurre drasticamente lo stipendio (intorno ai 900 euro al mese).

A rischio di rimanere senza lavoro sarebbero circa 12mila ex Lsu per effetto delle modifiche normative degli ultimi anni che, in una logica di razionalizzazione delle spese, hanno imposto dall'anno scolastico 2013-2014 l'acquisto dei servizi di pulizia delle scuole a seguito di una gara Consip (come avviene in tutta la Pa). La questione è stata posta dal ministro uscente, Maria Chiara Carrozza, all'ex premier, Enrico Letta, con una lettera che riassume, cifre alla mano, tutti i contorni delicati della questione. Per evitare ripercussioni reddituali e occupazionali, da marzo, sono necessari 20 milioni al mese fino a giugno, 32 milioni a luglio e altrettanti ad agosto. Per un totale di 144 milioni. Che nei bilanci del ministero dell'Istruzione non ci sono; di qui la necessità di affrontare il tema «collegialmente» dall'intero esecutivo visto che una eventuale mancata pulizia della scuola farebbe scattare la chiusura dell'istituto da parte della Asl. Ma come si è arrivati a questa situazione?

Il tutto prende avvio dalla legge 124 del 1999 che, disponendo il trasferimento dai comuni allo Stato del personale impiegato per i servizi amministrativi, tecnici e ausiliari nelle scuole, ha fatto assumere 11.800 collaboratori scolastici (i bidelli) in meno, aprendo, di fatto, la pulizia delle scuole a contratti esterni (appalti). E così lo stato si è trovato titolare di contratti di servizio per 620 milioni complessivi con ditte che impiegano l'equivalente di oltre 24mila unità a tempo pieno, a fronte di una vacanza organica di 11.800 unità. Praticamente il doppio. Per rendere l'idea, spiegano fonti interne del Miur, si è arrivati ad avere situazioni paradossali in cui per pulire sei classi sono impiegati 57 dipendenti di ditte di pulizia. Per evitare questo spreco ed assumere gli 11.800 bidelli mancanti la spesa sarebbe di circa 300 milioni. Ma un po' per pigrizia a livello centrale, un po' per clientele locali, così non è stato fatto. E si è continuato a spendere 320 milioni l'anno in più che venivano presi dal fondo di funzionamento delle scuole (quello da cui si attinge per pagare carta igienica, attività laboratoriali, e via dicendo).

Dal 2009, consapevoli dello sperpero di denari pubblici, si è cominciato a ridurre la spesa per i contratti di pulizia evitando di acquistare il servizio a luglio-agosto. Dal 2013, su input dell'ex ministro Francesco Profumo, si è deciso di acquistare i servizi con gara Consip e con il dl 69 del 2013, art. 58, comma 5, si è fissato un limite di spesa per l'acquisto di questi servizi stabilendolo «pari a quanto si spenderebbe per svolgerli in economia, cioè mediante ricorso a personale dipendente». Con questo sistema il costo del servizio è stato portato a circa 300 milioni (rispetto ai 620 milioni), imponendo, di fatto, ai bidelli della scuola di fare le pulizie (come del resto previsto dal loro mansionario). Con i servizi esternalizzati molti prèsidi hanno impiegato i bidelli della scuola in altre mansioni, come la vigilanza o il servizio fotocopie. La gara Consip è finita in quasi tutte le regioni, tranne Campania e Sicilia (dove ci sono contenziosi).

Per questo la legge di stabilità 2014 ha previsto fino a febbraio comunque il mantenimento della situazione pregressa, con l'eccezione di Palermo che è stata autorizzata (spendendo 20 milioni) a prorogare il vecchio sistema. Ma ora che ci si avvicina al 28 la situazione rischia di esplodere. Il Pd, con Cesare Damiano, ha incalzato il nuovo governo a trovare una soluzione, evidenziando come siano 4mila i siti scolastici che si vedrebbero ridurre il servizio di pulizia. E anche i sindacati chiedono risposte: oggi è in programma una conferenza stampa per sollecitare un intervento.


© RIPRODUZIONE RISERVATA