Servizi per il lavoro

La scommessa sugli apprendisti

di Claudio Tucci

«Il primo contatto è avvenuto la scorsa estate, con l’alternanza scuola-lavoro. Lo studente ha subito mostrato attitudine e una discreta maturità. A novembre lo abbiamo assunto con l’apprendistato. Oggi si occupa, retribuito, di help desk nel settore informatico, con la possibilità di conquistare il diploma professionale. Certo, contrattualizzare un alunno/apprendista non è semplice. Ma il gioco vale la candela, anche per una azienda come la nostra. Inseriamo risorse che formiamo “in casa”; e per il giovane c’è l’opportunità di imparare un metodo di lavoro e un mestiere».

Luca Peroli è direttore Hr del Gruppo «Pietro Fiorentini», mille addetti, casa madre in provincia di Vicenza, altri quattro stabilimenti in Italia, attivo nel settore Energia (produzione e fornitura di componenti e impianti complessi per trattare e trasportare gas naturale). «Il collegamento tra imprese e scuole, università, e ultimamente anche Its è proficuo - aggiunge Peroli -. Non c’è dubbio, ci vuole impegno, e investire su programmi formativi che servano davvero a imprese e ragazzi».

Dal Veneto alla Sicilia, il passo è breve. «Primis» è il «Polo di rete industriale meccatronica Sicilia», conta una trentina di aziende medie e piccole, che spingono forte su Industria 4.0. Il loro recruiting di studenti/apprendisti? Attraverso lo stretto legame con l’istituto tecnico«Vittorio Emanuele III» di Palermo. «Nelle imprese associate sono stati inseriti in apprendistato una ventina di alunni - racconta il legale rappresentante di «Primis», Antonello Mineo -. Parliamo di meccanici, nei campi della carpenteria leggera, utilizzo macchine e saldatura. Ma anche esperti in meccanica di precisione, attraverso il controllo numerico. Annoveriamo anche un informatico/apprendista, che ha elaborato il nostro sito internet. La scuola ci aiuta a semplificare gli adempimenti burocratici. Noi la affianchiamo per tarare la formazione in base alle esigenze produttive».

Ridisegnato, nel 2013, dal decreto Carrozza e sistematizzato, due anni dopo, con i Jobs act, l’apprendistato “duale” prova a conquistare anche le pmi. A spingere, e si spera, a far crescere numeri di contratti e best practice, è ora anche il ministero dell’Istruzione, che ha fatto partire, lo scorso anno, il progetto «Start-up dell’apprendistato». Sul piatto c’è 1 milione di euro, risorse che vanno alle scuole per finanziare, per esempio, tutor, formazione per i docenti, trasporto ragazzi, materiale informativo.

Con il primo bando sono stati approvati 17 progetti, ora saliti a 19. Si contano circa 35o studenti/apprendisti. Con il prossimo rifinanziamento di un ulteriore milione di euro, l’iniziativa sarà allargata ad altre 42 scuole. L’obiettivo è portare il numero di alunni in apprendistato a circa “mille”, grazie anche alla collaborazione formativa con le aziende (specie pmi - sono state già coinvolte in 130).

Ma come fare a convincere una pmi ad avvicinarsi, e soprattutto a utilizzare l’apprendistato “duale”, non proprio un contratto tra i più semplici da gestire? «La nostra esperienza è stata questa - risponde Marco Gasparri, ad di «Aepi Group», 270 dipendenti, operante nel campo dell’automazione e della robotica legata a Industria 4.0 -. Tre anni fa abbiamo radunato attorno a un tavolo 10 docenti e altrettante aziende per stilare un programma formativo condiviso per gli studenti. Il contatto con i ragazzi avviene al quarto anno con l’alternanza, e poi si consolida nel quinto, firmando un contratto d’apprendistato. Ragioniamo su piani triennali. Abbiamo sottoscritto un protocollo regionale per semplificare gli adempimenti legati all’assunzione. Interloquiamo con Inps e Inail per contributi e premi. La retribuzione del giovane apprendista è commisurata alla presenza in azienda. Insomma, abbiamo recuperato il concetto di “bottega manifatturiera”. Il grado di soddisfazione? Elevato. Mi risulta che anche il Veneto si sta pensando di utilizzare il nostro modello».


© RIPRODUZIONE RISERVATA