Formazione in azienda

Formazione, decreto in stand by

di Marzio Bartoloni

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Per un’azienda su quattro tra quelle che hanno abbracciato industria 4.0 il primo ostacolo nell’impiegare una delle nuove tecnologie - dalla robotica ai big data - è la «difficoltà a reperire figure professionali adeguate». Non solo. Per un’impresa su cinque (il 22%) l’altro ostacolo nel portare dentro le mura dell’azienda la quarta rivoluzione industriale è la «carenza di competenze interne». Come dire che per la punta di diamante della nostra manifattura la difficoltà principale non sono tanto le «limitate risorse finanziarie» per l’investimento (segnalato dal 23%) o la «mancanza di banda larga» (registrato comunque dal 24%), ma innanzitutto l’emergenza «formazione». A raccontare bene quanto pesi il nodo competenze per le imprese che vogliono puntare sulla frontiera digitale è una estesa indagine su oltre mille imprese  realizzata dal Laboratorio per la manifattura digitale dell’università di Padova che sarà presentata oggi a Vicenza.

Un nodo, quello della formazione, che potrebbe però cominciare a sciogliersi grazie al credito d’imposta del 30% sui costi per le attività formative per cui l’ultima legge di stabilità ha stanziato 250 milioni. Una misura che aspetta però ancora il via libera del decreto attuativo che era previsto per fine marzo: il testo è pronto e ha ricevuto il via libera dei ministeri coinvolti (Mise, Lavoro e Mef) ma manca l’ultimo ok della Regioneria dello stato che ne sta ritardando il via libera.

La ricerca dell’università di Padova su 1020 aziende del Centro Nord parte dal dato che ha adottato almeno una tecnologia 4.0 il 18,6% delle imprese (di queste il 70% è piccola) a fronte di un 81,4% che non l’ha fatto ancora o ha deciso di non farlo proprio. E mette in luce quanto ancora non ci sia consapevolezza dell’impatto che possono avere questi investimenti. «A sorpresa il motivo principale per non adottare industria 4.0 non è economico ma strategico culturale, gli imprenditori non riescono a percepire il vantaggio di queste tecnologie e come integrarle nel processo produttivo», avverte Eleonora Di Maria docente di Padova e responsabile del laboratorio di manifattura digitale. «Al contrario gli imprenditori che le implementano ne capiscono i vantaggi economici in termini di efficienza e produttività e di un miglior rapporto con il cliente». Resta il fatto che per l’avanguardia di imprese pronte a investire la mancanza di competenze è un vero problema: «Università e istituti tecnici non formano personale in numero sufficiente». E se le aziende che hanno già investito in passato nelle digitalizzazione sono più pronte per le altre è un doppio salto: «Servono innanzitutto le competenze per inserire le tecnologie e penso ad analisti, programmatori e ingegneri gestionali», avverte Di Maria. Che poi sottolinea la seconda fase, quella più difficile: «Fornire le competenze ai lavoratori che si trovano sulla linea di produzione».


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