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L’Istat conferma: la disoccupazione giovanile torna a crescere in febbraio

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

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Dopo una crescita continua che prosegue da circa un anno, a febbraio l’occupazione a termine ha subito un primo rallentamento: rispetto a gennaio i lavoratori assunti con contratti temporanei sono aumentati di sole 4mila unità. A differenza degli occupati a tempo indeterminato, che, invece, dopo dieci mesi ininterrotti di calo, hanno segnato una sensibile ripresa: +54mila rispetto al mese precedente. Ma non sembra esserci stato alcun effetto “bonus giovani” della legge di Bilancio 2018 su questi dati rilevati ieri dall’Istat, visto che la spinta arriva essenzialmente dagli over 35 e dai senior (+37mila), mentre tra i 15 e i 34 anni si registra una flessione (-18mila).

A trainare il mercato, in sostanza, «sono state più le stabilizzazioni e probabilmente il dato dei contratti permanenti è un segnale di aspettative positive un po’ più durature da parte delle imprese - spiega l’economista del lavoro, Carlo Dell’Aringa -. Certo, bisogna attendere i prossimi mesi».

Per i più giovani la situazione resta critica, con il tasso di disoccupazione degli under25 che a livello congiunturale è tornato a crescere, attestandosi al 32,8% (+0,3% su gennaio), interrompendo una caduta che proseguiva da settembre 2017.

I giovani, in sostanza, non hanno beneficiato di quel calo della disoccupazione che si è fermata al 10,9%, ai livelli di agosto-settembre 2012 , mentre si contano 28mila inattivi in più (il tasso sale al 34,7%). Febbraio si chiude con 19mila occupati in più rispetto a gennaio, soprattutto donne, ma con un forte calo degli indipendenti (-39mila). Il tasso di occupazione resta stabile al 58% - una percentuale che è 10 punti sotto la media Ocse -, per le donne si raggiunge il record italiano del 49,2% che ci colloca comunque agli ultimi posti nella graduatoria europea.

Mentre su base tendenziale, rispetto a febbraio 2017, gli occupati sono cresciuti di 109mila unità, specie sotto la spinta degli occupati a termine (+363mila), a fronte di soli mille lavoratori permanenti in più e di una vera e propria emorragia di lavoratori indipendenti (-255mila), che si giustifica in parte con la stretta operata dal Jobs act sulle finte partite Iva e collaborazioni, in parte con un cambiamento ormai strutturale del mercato del lavoro che da dopo la crisi vede penalizzati i professionisti e i lavoratori autonomi.

Tra le fasce d’età crescono gli over 50 (+292mila occupati) e i 15-24enni (+36mila), e calano i 325-49enni (-219mila), anche se l’Istat avverte che «al netto dell’effetto demografico il numero degli occupati sale in tutte le fasce d’età». Su base annua ci sono 143mila disoccupati in meno, mentre il numero degli inattivi resta stabile.

Allargando lo sguardo all’Europa, emerge come i piccoli passi in avanti che interessano l’Italia, sono ben distanti dalla tendenza al miglioramento più marcata negli altri paesi nostri competitor. Nell’area euro il tasso di disoccupazione è sceso in media all’8,5% che è il più basso da dicembre 2008.Il 10,9% italiano è quindi due punti e mezzo superiore e colloca il nostro Paese al terzultimo posto, peggio di noi solo Spagna (16,1%) e Grecia (20,8%). Siamo distanti anni luce dai primi della classe, la Germania (3,5%). Ancora inferiore il tasso medio dell’Europa a 28, sceso al 7,1% il valore più basso da settembre 2008. La fotografia purtroppo non cambia per gli under 25: anche in questo caso l’Italia con il 32,8% occupa la terzultima posizione, e sempre dietro Spagna (35,5%) e Grecia (45% di dicembre), rispetto alla media dell’area euro al 17,7% e della solita Germania al 6,2% soprattutto grazie alla spinta che arriva dal sistema di formazione duale e dalle scuole tecniche.

Il governo uscente vede il bicchiere mezzo pieno. Per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Prosegue il percorso di stabilizzazione del mercato del lavoro, che dalla metà dello scorso anno registra un numero complessivo di occupati superiore ai 23 milioni». Di diverso avviso Severino Nappi (Fi): «Restano alcune gravi criticità come il calo degli occupati nella fascia 15-34 anni e l’aumento degli inattivi, che fotografano una realtà lavorativa lenta, precaria e poco stimolante». Sul fronte sindacale la Cgil, per voce di Tania Scacchetti commenta: «Ancora troppo poca occupazione, e quella che c’è spesso è debole e povera».


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