Formazione in azienda

Soldi, benefit e formazione Allianz diventa best-practice

di Luca Orlando

Milano

«Ora mi pago la patente – racconta Giuseppe – e poi comprerò una macchina». «Sono stata a Monaco con amici – aggiunge Camilla – perché finalmente ho un poco di indipendenza». I primi stipendi per loro arrivano presto, prima della maturità. Ma il denaro, per quanto gradito, è solo un aspetto del percorso proposto da Allianz Italia a 60 giovani delle scuole secondarie dell’area milanese. Ragazzi che frequentano il quarto e il quinto anno a cui viene offerto il meglio dell’esperienza tedesca in termini di integrazione tra scuola e lavoro: il sistema duale.

Lo schema proposto dal colosso dell’assicurazione (5.500 addetti in Italia, 140mila nel mondo) prevede un contratto di apprendistato part-time al 30%, una retribuzione di 7.000 euro all’anno, contributi e benefit in linea con quanto accade per gli altri dipendenti del gruppo. Nel corso dell’anno scolastico i giovani sono presenti in azienda tre giorni al mese, che si trasformano in frequenza full-time in estate (al netto delle ferie di agosto), quando i ragazzi vengono inseriti nelle varie funzioni aziendali dopo aver seguito nei mesi precedenti un percorso formativo a 360 gradi. L’anno della maturità viene in parte gestito in smart-working, per permettere una corretta preparazione all’esame. Ma anche in questo caso, dopo il diploma, si torna in azienda per completare il percorso.

Il progetto, avviato nel 2016 con 30 ragazzi, arriva ora a raddoppiare, aggiungendo altri due istituti ai tre coinvolti inizialmente ed abbracciando più percorsi di studio: dall’istituto tecnico-economico dell’hinterland al liceo classico “blasonato”, e poi liceo scientifico, linguistico e delle scienze umane.

«È un progetto di cui siamo orgogliosi – spiega il direttore generale di Allianz Italia Maurizio Devescovi – e che sviluppiamo seriamente, seguendo i ragazzi nel loro percorso. L’esperienza del primo anno è stata di grande soddisfazione e così abbiamo deciso di rilanciare. Forse questi giovani alla fine vorranno lavorare con noi ma in realtà non è questo l’obiettivo. Si tratta di un investimento, fatto a favore del territorio in cui operiamo. Mettendo a disposizione anche di altre aziende un modello che in Germania funziona».

Lo schema di Allianz Italia, che opera all’interno della normativa attuale e non ha richiesto dunque alcuna deroga specifica, riceve ora anche il “sigillo” del Governo, grazie ad un protocollo firmato dal ministro del Lavoro che riconosce l’esperienza come best practice.

«Si tratta di un bell’esempio – spiega Giuliano Poletti – perché ci aiuta a dimostrare che le cose, quando c’è l’impegno, si possono fare, superando ogni ostacolo. Questa esperienza incarna bene l’idea che abbiamo per collegare istruzione e lavoro: occorre “sapere”, ma anche saper fare e saper essere. Un know-how che non si apprende sui banchi ma nella vita reale in azienda. Al Governo spetta la messa in campo di una buona regolamentazione, come credo abbiamo fatto. Ma poi, concretamente, sul campo servono le buone prassi, come questa: un ampliamento interessante nell’apprendistato duale perché coinvolge anche i ragazzi dei licei». I giovani coinvolti nel progetto, operanti a Milano all’interno della nuova torre hi-tech di Citylife, sono inseriti all’interno delle diverse funzioni aziendali, lavorando ad esempio in assistenza ai “liquidatori” danni, oppure aiutando le risorse umane a strutturare corsi di aggiornamento per agenti, o ancora affiancando il reparto media e comunicazione.

«La motivazione dei ragazzi è alta – spiega la responsabile dell’alternanza per il Liceo classico Beccaria Elena D’Incerti – e il fatto di rinunciare a buona parte delle proprie vacanze lo dimostra. Conquistare una prima parziale indipendenza economica è chiaramente un grande incentivo, anche se poi è l’inserimento reale in un’azienda a fornire gli stimoli principali».

Al termine del secondo anno del percorso esiste la possibilità di una proroga, con l’offerta di un part-time, per permettere in parallelo la frequenza universitaria. «Non so ancora cosa farò – commenta Daniele sorridendo – ma devo dire che ho iniziato ad apprezzare la parola “lavoro”».


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