Enti e regioni

Più contratti a tempo, meno autonomi

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

L’occupazione continua a crescere, spinta in prevalenza dai contratti temporanei di breve durata (in media 3-4 mesi) che hanno toccato il massimo storico (2,7 milioni). A trainare il mercato sono soprattutto i servizi, ma specie negli ultimi mesi c’è una leggera ripresa anche della manifattura, con un aumento delle ore lavorate (effetto della riduzione della cassa integrazione). La situazione resta critica per giovani e autonomi. Tra il 2008 e il 2016 il tasso di occupati tra i 15 e 34 anni ha perso 10,4 punti percentuali, mentre quello degli over55 è cresciuto di 16 punti. Cali a doppia cifra anche per gli indipendenti nello stesso periodo (-7,3%), pari a 430 mila occupati in meno, anche «per la stretta sulle false collaborazioni operata dal Jobs act», ha spiegato il presidente Anpal, Maurizio Del Conte, mentre crescono solo i liberi professionisti. Va acceso un faro anche sugli autonomi occasionali, «la frangia critica dei piccoli lavoretti», ha aggiunto il presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Il primo rapporto unificato ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal fotografa un «rallentamento della crescita» dei dipendenti a tempo indeterminato, che pure raggiungono il valore più elevato (14 milioni 966 mila unità), con un tasso di occupazione al 57,8% nel secondo trimestre del 2017 che avendo recuperato oltre due punti percentuali rispetto al valore minimo (terzo trimestre 2013, 55,4%) è tuttavia ancora distante di un punto da quello massimo del secondo trimestre 2008 (58,8%) e resta il secondo tasso più basso tra i paesi Ue28, dopo la Grecia. Il tasso di disoccupazione, sceso all’11,2% anche per effetto della riduzione del tasso di inattività, rimane pur sempre il quarto tasso più alto tra i paesi Ue28 (dopo Grecia, Spagna e Cipro).

Dal report emerge anche che dal 2013 al 2016 il saldo tra attivazioni e cessazioni di rapporti di lavoro è di 916mila posizioni in più; la crescita si concentra in 125 professioni (oltre 1 milione 300 mila posizioni in più) a fronte della diminuzione o della stabilità per le altre 385 professioni (calo di 381 mila posizioni). Tra le professioni “vincenti” gli addetti agli affari generali, le professioni nel comparto dell’istruzione, nell’Ict, nel commercio e ristorazione. Tra il 2015 e il 2017 oltre un terzo (il 36,1%) delle imprese con dipendenti ha registrato un aumento netto delle posizioni lavorative totali, il 25,7% le ha ridotte. È aumentato il contributo delle Pmi alla creazione di posti di lavoro dal 34% nel 2015-2016 al 43,6% nel 2016-2017. Nella manifattura 14 su 23 settori hanno registrato un aumento delle posizioni lavorative in ciascuno dei due anni del periodo; nei servizi la crescita è stata più diffusa, interessando 26 settori su 29. L’identikit delle imprese che hanno creato più posti nel 2016-2017 è rappresentato in prevalenza da aziende di piccole dimensioni, attive da almeno sei anni, operanti soprattutto nei servizi della ristorazione e del commercio al dettaglio.

Da segnalare che la commissione Bilancio della Camera, ieri ha ritenuto ammissibile l’emendamento prima firma Cesare Damiano (Pd) che punta a innalzare gli indennizzi per i licenziamenti illegittimi, da 4 a 8 mensilità(minimo) e da 24 a 36 mesi (massimo), anche se il governo frena sull’ipotesi di approvazione del testo. Sui contratti a termine una parte del Pd che vorrebbe modificare la durata massima da 36 a 24 mesi, riducendo anche le proroghe (da 5 a 3). «Approfondiremo il tema e valuteremo» ha detto il ministro Giuliano Poletti, lasciando intendere che nessuna decisione è stata ancora presa.


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