Formazione in azienda

Mix di nuovi bonus per i giovani

di Francesca Barbieri

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Puzzle di incentivi per il lavoro dei giovani. Dal bonus Neet all’aiuto per il Sud, passando per gli “sconti” legati a doppio filo con il contratto di apprendistato, la nuova agevolazione prevista dal disegno di legge di Bilancio, ora all’esame del Senato, si inserirà da gennaio in un quadro di misure che puntano allo stesso obiettivo, ma che finora hanno prodotto risultati altalenanti.

Gli ultimi dati Istat fotografano un mercato del lavoro che a settembre, mese simbolo della ripresa delle attività, si è sostanzialmente fermato, con i contratti a tempo determinato in lieve crescita (mille posti in più), mentre è arretrata l’occupazione stabile (-18mila). I giovani pagano il conto più salato: 17% di occupati tra gli under 25 rispetto al 73,3% della fascia 35-49 anni, mentre la disoccupazione junior ha ripreso quota, vicina al 36%, contro l’8,8% dei senior. Nella classe 15-35 anni gli occupati sono poco più di 5 milioni, appena il 22% del totale.

Il bonus previsto dalla Manovra, secondo le stime del governo nella relazione tecnica, nel 2018 potrebbe creare 423.800 posti stabili per giovani al di sotto dei 35 anni.

Solo per l’anno prossimo l’incentivo - che si traduce nel dimezzamento dei contributi previdenziali del datore di lavoro, per un triennio, e con il tetto annuo di 3mila euro - riguarderà le assunzioni in pianta stabile di under 35, mentre dal 2019 il limite scenderà a 30 anni.

Per beneficiare dello “sconto” l’impresa non dovrà aver effettuato licenziamenti nella stessa unità produttiva sei mesi prima dell’assunzione del giovane e non dovrà licenziare il neoassunto nei sei mesi successivi (o un lavoratore con la stessa qualifica impiegato nella stessa unità produttiva).

Accanto a questo incentivo, come detto, ci sono altre misure di agevolazione per le imprese che da gennaio amplieranno gli organici.

In base al test di convenienza realizzato dal Sole 24 Ore mettendo a confronto il costo di un’assunzione sotto il profilo contributivo (si veda l’infografica in alto), l’apprendistato si conferma la formula con più appeal. La retribuzione lorda è più bassa (grazie alla possibilità di sottoinquadrare il giovane fino a due livelli inferiori) e i contributi Inps sono intorno al 12% (rispetto all’aliquota piena del 29,41%). Lo sconto sui costi, poi, può arrivare fino a 48 mesi (o 72 in caso di qualifiche artigiane), perché si estende fino all’anno successivo alla scadenza del periodo di formazione.

Nonostante questo, la formula non è mai decollata: i 267mila contratti siglati nel 2016, pur in crescita rispetto ai 206mila del 2015, restano pochi su 9,4 milioni di attivazioni. Tante le ragioni del mancato successo, a partire dalle frequenti modifiche delle regole: per le imprese sotto 9 dipendenti, ad esempio, c’è stato uno sgravio totale dei contributi a carico del datore, ma solo dal 2012 al 2016, che ora ha lasciato spazio alle regole precedenti.

«È uno strumento – spiega Maurizio Del Conte, presidente Anpal, Agenzia nazionale politiche attive del lavoro - che sconta la difficoltà degli adempimenti amministrativi richiesti e, al tempo stesso, una marcata frammentazione nelle sue modalità attuative, poiché i piani formativi delle imprese devono essere predisposti sulla base delle specifiche linee guida fissate da ogni singola Regione».

Nella Manovra ci sono comunque dei tentativi per incentivare l’apprendistato: viene riconosciuto lo sconto, per un massimo di 12 mesi, in caso di conversione a tempo indeterminato ed è riconosciuto l’esonero totale (al 100%, invece che al 50%) nel caso di assunzione in pianta stabile di ragazzi che hanno svolto presso il datore alternanza scuola-lavoro per almeno il 30% del totale delle ore previste, o periodi di apprendistato di primo o di terzo livello (pochissimi i contratti finora siglati, 7.942 in media all’anno per il primo livello e 840 per il terzo livello). Quest’ultima misura prende il posto del “bonus alternanza” previsto dalla Manovra 2017.

«Anche se non si può parlare di svolta – commenta Carlo Dell’Aringa, economista del lavoro e deputato Pd – la direzione è quella giusta. Il budget 2018 per l’esonero è comunque ben più basso rispetto a quello della decontribuzione del 2015. Si potrebbero perlomeno investire più risorse per le politiche giovanili, dall’apprendistato duale all’alternanza scuola-lavoro, fino agli Istituti tecnici superiori».

Tra gli incentivi che dovrebbero proseguire nel 2018 anche due misure gestite dall’Anpal: il bonus Neet per chi recluta ragazzi iscritti al programma Garanzia giovani (46.763 domande confermate al 30 settembre) e il bonus Sud per l’assunzione di giovani e disoccupati nelle regioni meridionali (93.401 domande confermate, di cui 33.342 per under 30). «Dovremmo riuscire a stanziare per l’anno prossimo circa 500 milioni - conclude Del Conte - grazie alle risorse del Pon Spao (200 milioni) e di altri fondi europei (300 milioni). Questo permetterà di arrivare nel 2018 a una decontribuzione totale, per i destinatari dei due bonus, pari al 100% (il 50% dei due bonus più il 50% della legge di Bilancio)».

Considerando l’esempio di un impiegato di secondo livello con stipendio lordo di 1.497 euro, rispetto al costo pieno di 1.937 euro, il datore di lavoro pagherà 1.717 euro per 36 mesi grazie all’esonero previsto dalla Manovra, che potrebbe scendere a 1.497 euro “sommando” il bonus Neet o l’agevolazione per il Sud, ma solo nei primi 12 mesi.


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