Enti e regioni

Così un viaggio studio all’estero fa crescere le soft skill

di Marzio Bartoloni

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Cresce il peso delle competenze trasversali nell’identikit dei futuri posti di lavoro. A indagare il loro ruolo e la capacità di svilupparle attraverso una esperienza di studio all’estero è una indagine presentata alla Luiss da Youth for understanding. Autoconsapevolezza, tolleranza allo stress, empatia, flessibilità, capacità di persuasione e di relazionarsi con gli altri sono doti sempre più richieste anche nel mondo del lavoro, dove robot, intelligenza artificiale e macchine sostituiranno sempre di più i lavori tecnici e automatici.

Il ruolo dell’intelligenza emotiva
Anche secondo l'Ocse da qui al 2020 più di un terzo delle competenze che saranno considerate cruciali e quindi ad alta domanda per i posti di lavoro futuri saranno proprio queste soft skills. Ma come coltivarle? Una delle esperienze che sembra aiutare a far crescere tra i più giovani quella che gli addetti ai lavori chiamano “intelligenza emotiva” – la madre di tutte le soft skill – è sicuramente un periodo di studi all'estero. La riprova arriva da una indagine presentata alla Luiss Business school durante un incontro («Studenti oggi, professionisti domani») organizzato dal network internazionale degli scambi interculturali Youth for undestanding che finora ha aiutato 260mila ragazzi a vivere una esperienza all'estero e da poco è operativo anche in Italia.

L’indagine
La ricerca è stata condotta su 295 studenti che hanno vissuto un periodo di studi all'estero – normalmente 6 o 12 mesi -, con il 90% del campione che ha vissuto in famiglia e il restante in college. Con destinazioni principali in Usa e Canada (61%) e in Europa (30%). I ragazzi sono stati sottoposti a test sull’intelligenza emotiva – sulla base di indici frutto di 17 anni di ricerca – prima della partenza e subito dopo la conclusione della loro esperienza all'estero. Il risultato è netto. Crescono tutti i punteggi delle cinque variabili prese in esame: autoconsapevolezza emotiva (la capacità di stabilire cioè relazioni interpersonali soddisfacenti), l'ottimismo (la soddisfazione di se stessi), la tolleranza allo stress (la capacità di adattarsi alle circostanze che cambiano anche quando sono avverse), empatia e flessibilità. In pratica l'esperienza all'estero – avverte la ricerca – «infonde fiducia in sé stessi e conferma un valore di sé: quello di essere stati in grado di vivere un'esperienza nuova, non scontatamente semplice». E quindi «il confronto con altri ragazzi, con persone di una diversa cultura, con un diverso sistema scolastico e con un ambiente socio culturale nuovo, sembra aver favorito lo sviluppo emotivo».


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