Enti e regioni

Danno erariale per medico che svolge attività vietate durante corso formazione finanziato con fondi pubblici

di Giuseppe Nucci

S
2
4Contenuto esclusivo S24


Il medico che è ammesso ad un corso di formazione con borsa di studio erogata da un ente pubblico, se svolge ulteriori attività non consentite dalla normativa di riferimento, determina un danno erariale per sviamento di risorse pubbliche in quanto non assolve correttamente gli obblighi formativi – secondo una valutazione già astrattamente operata dal legislatore - indipendentemente dal dato, meramente formale, del conseguimento del titolo finale. È questo il principio affermato dalla sentenza 240 del 5 ottobre 2017 della Corte dei Conti, sezione per la Toscana.


Il corso di formazione con borsa di studio
Un medico frequentava un corso triennale di formazione in medicina generale indetto dalla Regione Toscana per il quale aveva percepito una borsa di studio di complessivi 29.008,80 euro e, all'atto dell'ammissione al corso, sottoscriveva la dichiarazione di essere a conoscenza della specifica normativa che sanciva quali attività lavorative erano consentite durante il corso.
A seguito di accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza emergeva che il medico, invece, durante il corso aveva svolto una intensa e costante attività professionale incompatibile e, pertanto, la Procura contabile lo citava per danno erariale per aver indebitamente percepito contributi pubblici.
Il convenuto, di contro, affermava la legittimità delle attività in questione poiché la menzione delle attività consentite – contenuto nella normativa di settore - rivestiva mero carattere esemplificativo ed aggiungeva che non era stato determinato alcun danno erariale alla Pubblica amministrazione avendo partecipato con profitto al corso di formazione, conseguendo il relativo titolo.


La sentenza
Il Collegio, nell'accogliere integralmente la domanda attorea, chiariva innanzitutto che la borsa di studio aveva la finalità di consentire al tirocinante di partecipare pienamente al corso di studi, finalità istituzionale frustrata nell'ipotesi di svolgimento, da parte del soggetto beneficiario, di altra attività remunerata in violazione dell'obbligo di esclusività.
Le uniche eccezioni al regime di totale inibizione sono costituite da quelle espressamente previste dalla legge, ed in particolare dall'articolo 34, Dlgs 368/1999, il quale consente - con carattere di eccezionalità e, quindi, con divieto di interpretazione estensiva - le sostituzioni di medicina generale convenzionata e le guardie mediche in caso di carente disponibilità di medici.
In definitiva, la responsabilità del medico deriva dall'aver determinato uno sviamento delle risorse pubbliche relative alla borsa di studio; il sanitario, infatti, si è posto nelle condizioni di non poter trarre dal corso di formazione tutte le utilità altrimenti ritraibili, avendo svolto una intensa attività medica parallela non consentita dalla legge.
Da tale condotta, quindi, è derivato un danno erariale ritenendo la giurisprudenza contabile che, essendo la ratio della normativa di riferimento quella di far concentrare il medico tirocinante unicamente sul corso, per raggiungere le finalità, di rilievo pubblicistico, di una migliore formazione - lasciando solo un eccezionale ambito di attività ritenute compatibili - la violazione della stessa normativa determina uno sviamento delle risorse pubbliche impiegate con il conseguente pregiudizio erariale.


© RIPRODUZIONE RISERVATA