Formazione in azienda

Diritto alla formazione per aggiornare le competenze

di Giorgio Pogliotti

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Potenziare i servizi di orientamento con uffici di placement negli istituti scolastici e universitari, in grado di dialogare con le imprese del territorio. Garantire il diritto alla formazione per consentire ai lavoratori di aggiornare costantemente le competenze in un mercato del lavoro in continua mutazione, con un ruolo di primo piano affidato ai fondi interprofessionali. Insieme ad un nuovo welfare che offra efficaci politiche attive non autoreferenziali, ad un sistema previdenziale che preveda versamenti pubblici figurativi per fasi socialmente rilevanti come l’apprendimento, la cura e la procreazione. O che incentivi fiscalmente i versamenti volontari nelle fasi di non attività.

Sono alcune delle proposte contenute nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva su «l’impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale» approvato all’unanimità dalla Commissione lavoro del Senato (con il dissenso dei gruppi Mdp, M5s e Si), dedicato alle molte vittime del terrorismo per causa del lavoro (da Rossa a Taliercio, da Tarantelli a D’Antona, Biagi e molti altri). Il documento si propone come una «piattaforma sulla quale le diverse forze politiche potranno appoggiare le loro specifiche proposte superando i conflitti politici e sociali del più remoto e più recente passato», ha spiegato il presidente della commissione Maurizio Sacconi (Epi) ieri nella presentazione.

Il punto di partenza è rappresentato dalla consapevolezza delle opportunità e dei pericoli impliciti nelle nuove tecnologie e dalla convinzione che la prevalenza delle prime dipenderà dall’azione dei decisori istituzionali e dalla capacità contrattuale delle organizzazioni sociali. Il modello di flexsecurity va aggiornato perchè si basa su un mercato del lavoro tendenzialmente stabile, in cui il passaggio tra un posto e l’altro rappresenta un fatto straordinario, mentre siamo ormai in presenza di una transizione continua e bisogna offrire ai lavoratori molteplici opportunità di apprendimento e di evoluzione delle competenze . «Meno legge e più contratto», è una delle indicazioni contenute nel documento: «Tocca alla legge garantire diritti fondamentali come l’equo compenso del lavoro o il diritto alla disconnessione - ha aggiunto Sacconi-. Il contratto, invece, è uno strumento flessibile, che consente alle parti di stipulare accordi “adattivi” di prossimità nelle aziende, nei territori, nelle filiere». Da questo punto di vista il contratto dei metalmeccanici rappresenta un modello di riferimento, per l’introduzione di principi come il diritto soggettivo alla formazione.

Un’altra sfida, è rappresentata dalla costruzione di un nuovo modello di protezione e di sicurezza, che poggia sulla «combinazione del pilastro obbligatorio con un secondo pilastro collettivo», di fonte negoziale, «tendenzialmente universale, realizzato da fondi bilaterali in grado di integrare previdenza, sanità e assistenza per offrire una protezione agli iscritti dalla culla alla tomba».

Per Annamaria Parente (Pd) bisogna puntare sulle competenze: «Serve una rete tra scuola, servizi per l’impiego pubblici e privati, regioni, imprese per investire sulla formazione lungo tutto il corso della vita e per sostenere i lavoratori nella transizione da un’occupazione all’altra. L’assegno di ricollocazione con la legge di bilancio deve diventare spendibile per affrontare le crisi aziendali, anche prima del licenziamento».


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