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Lavoro 4.0, per il bonus priorità alle attività formative nell’hi tech

di M. Mo.

Per il credito d’imposta sulle spese di formazione 4.0 corsia preferenziale alle attività hi tech. Ossia a tutte quelle attività formative dei dipendenti che si legano a doppio filo agli investimenti effettuati dalle imprese in nuovi macchinari e nuove tecnologie agevolati con il super e l’iper ammortamento. La proposta dello Sviluppo economico di introdurre un bonus fiscale per la formazione è in queste ore al vaglio di fattibilità dei tecnici del Tesoro e del Mise e la settimana prossima sarà cruciale per capire se, nei margini delle «risorse limitate» (per dirla alla Padoan) di cui si potrà disporre con l’imminente manovra di bilancio, possano rientrare anche i 400 milioni spalmati in tre anni per finanziare il nuovo credito d’imposta.

A tanto, infatti ammonterebbe ora la stima dei tecnici del Mise. Risorse che comunque potrebbero sempre ridursi a seconda del tetto annuo complessivo del bonus riconosciuto alle imprese e che ora oscilla tra i 500mila euro e il milione di euro.

Il credito d’imposta, come anticipato su queste pagine il 19 settembre scorso, verrebbe dunque riconosciuto alle imprese che investono in formazione 4.0 nella misura del 50% delle spese relative al solo costo aziendale del personale occupato nella formazione. Se si opterà per un importo annuo del bonus fino a un milione di euro le spese di formazione agevolabili sarebbero pari al doppio (2 milioni).

C’è da dire che la stesura della misura è da diverse settimane oggetto di molteplici confronti tecnici. Da sciogliere, ad esempio, il nodo relativo all’ipotesi iniziale di limitare il beneficio all’incremento di spesa rispetto alla media del triennio precedente. Resta da decidere anche se la misura sarà legata agli accordi aziendali di secondo livello. Di certo, sempre rispetto al disegno iniziale, è stato bruscamente abbassato il tetto massimo di credito d’imposta annuo che nelle simulazioni iniziali era stato fissato a 10 milioni, cifra per altro forse sovrastimata perché avrebbe ristretto eccessivamente la platea alle imprese più grandi.

Tra i punti fermi della norma allo studio ci sono le differenti tipologie di spese di formazione ammesse al beneficio fiscale e che comunque riguardano i big data e l’analisi di dati, cloud e fog computing, cyber security e sistemi cyber-fisici. Come detto si tratta di materie strettamente legate ai nuovi investimenti in beni a tecnologia avanzata e che spaziano dai sistemi di visualizzazione e realtà aumentata alla robotica avanzata e collaborativa, così come dalla manifattura additiva all’integrazione digitale dei processi aziendali.

Se il credito d’imposta troverà posto nel capitolo della prossima legge di bilancio dedicato alla crescita e alla competitività sarà utilizzabile esclusivamente con il modello unico di pagamento F24 e dunque in compensazione con altre imposte e contributi . E, stando alle ultime ipotesi circolate, dovrebbe comunque produrre i suoi effetti nel triennio 2019-2021. Sarà comunque un decreto dello Sviluppo economico d’intesa con Lavoro ed Economia a definire criteri e modalità di accesso al credito d’imposta.

Mentre per eventuali utilizzi indebiti del bonus fiscale scenderà in campo l’agenzia delle Entrate cui sarà affidato l’onere di procedere al recupero delle somme utilizzate dalle imprese ma non spettanti.


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