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Industria a caccia di ingegneri, farmacisti e dottori in economia

di Francesca Barbieri

Contratti a tempo indeterminato e retribuzioni superiori alla media. È questo che offre il settore dell’industria ai propri occupati con la laurea in tasca, secondo il Rapporto 2017 realizzato dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, che ha coinvolto 103mila “dottori” di secondo livello del 2011, a cinque anni dal conseguimento del titolo.

L’identikit

Il 19% dei laureati messi sotto la lente, circa 20mila giovani, lavora nell’industria. Si tratta in prevalenza di uomini (60%), in particolare nei rami della metalmeccanica e meccanica di precisione, dove la quota di maschi sfiora il 70 per cento. Nel campo dell’edilizia, chimica ed energia e nell’industria manifatturiera, invece, la componente maschile non raggiunge il 60 per cento.

I titoli più gettonati
Ma quali sono i titoli più gettonati? Ai primi posti troviamo le classi in architettura e ingegneria edile-architettura (14%), scienze economico-aziendali (11%), ingegneria meccanica (10%), ingegneria gestionale e civile (entrambe 6%). A seguire, con valori sotto al 5%, laureati in ingegneria elettronica, farmacia, ingegneria per l’ambiente e il territorio, giurisprudenza, biologia, ingegneria aerospaziale, ingegneria chimica e scienze dell’economia. I tempi di inserimento una volta conseguita la laurea sono in media di sei mesi, anche se ovviamente a seconda del ramo preso in esame una “specializzazione” ha più chance di un’altra. Così nell’industria metalmeccanica e meccanica di precisione sono occupati soprattutto ingegneri meccanici (25%), economisti (13%) e ingegneri gestionali (10%). Nell’edilizia vanno per la maggiore i laureati di architettura e ingegneria edile (53%) e ingegneria civile (20%).
Per chimica ed energia i profili sono invece più diversificati: troviamo così laureati in farmacia e farmacia industriale (12%) e scienze economico-aziendali (10%), ma anche in ingegneria meccanica, biologia e ingegneria chimica (tutti al 6%) e scienze chimiche e ingegneria gestionale (entrambe al 5%).

Il contratto e gli stipendi

A cinque anni dal titolo il 69% di chi è occupato nell’industria ha un contratto a tempo indeterminato, valore nettamente superiore alla media, pari al 52 per cento. La quota sale all’86% tra i laureati inseriti nel ramo della metalmeccanica e meccanica di precisione, mentre scende al 32% per chi opera nell’edilizia.
Il 10% può contare su un contratto a termine e il 15% svolge invece un’attività autonoma, valore che raggiunge il 52% tra quanti sono occupati nell’edilizia e scende al 2% tra i laureati inseriti nella metalmeccanica. Il settore dell’industria, poi, offre retribuzioni nettamente superiori alla media degli occupati in altri settori: 1.594 euro netti mensili contro i 1.390 euro del complesso. In particolare, raggiungono gli stipendi più elevati gli occupati nella metalmeccanica e meccanica di precisione (1.723 euro mensili netti) e nella chimica ed energia (1.673 euro); sono invece inferiori quelle percepite dai laureati occupati nell’edilizia (1.382 euro).


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