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Sgravio per le assunzioni dei giovani con tetto a 4mila euro

di Claudio Tucci

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ROMA

Contributi dimezzati per i primi due/tre anni per le assunzioni stabili dei giovani (per ora l’asticella è fissata a 29 anni, ma è sempre più forte la spinta a portarla a 32 anni), con la conferma di un “tetto” allo sgravio che potrebbe salire dai finora ipotizzati 3.250 euro fino intorno ai 4mila. Il decollo delle politiche attive, con l’assegno di ricollocazione, vale a dire il “voucher” da 250 a 5mila euro a seconda del grado di difficoltà nel reinserimento occupazionale di chi è uscito dall’azienda, che, in autunno, è pronto a entrare a regime rivolgendosi a una platea potenziale di 4/500mila disoccupati l’anno.

Non solo: un mini-restyling della disciplina delle crisi aziendali (soprattutto quelle che sfociano in licenziamenti collettivi), con la possibilità di “anticipare” il percorso di ri-qualificazione degli interessati (in vista di un nuovo impiego) fin dal primo giorno di collocamento in cassa integrazione straordinaria (ma chiedendo, pure, un contributo, piuttosto oneroso, alle imprese). E ancora: un investimento mirato sulla formazione per il Lavoro 4.0, che dovrebbe tradursi in un credito di imposta per spese legate alla digitalizzazione dei processi produttivi; in più fondi agli Its (le super scuole di tecnologia post diploma, alternative all’università, partecipate dalle imprese) e nella “stabilizzazione” dell’apprendistato duale targato Jobs act.

Si compone di “quattro capitoli” il pacchetto lavoro che oggi, al dicastero guidato da Giuliano Poletti, il governo illustrerà a Cgil, Cisl e Uil in vista della prossima legge di Bilancio.

Il primo è l’annunciato incentivo per rilanciare l’occupazione giovanile. L’ipotesi, al momento più accreditata, passa per uno sgravio del 50% dei contributi per i primi due/tre anni di contratto a tempo indeterminato, con un tetto intorno ai 4mila euro. Il “bonus” sarebbe destinato agli under29, ma l’esecutivo starebbe pensando, risorse ed Europa permettendo, di salire un pò più sù, fino ad almeno 32 anni. Riguardo alla strutturalità della misura, sarebbero ancora in piedi due opzioni alternative: confermare il dimezzamento dei contributi per le assunzioni stabili dei ragazzi nel tempo (cioè, per sempre); oppure proseguire, dopo i due/tre anni, di contributi ridotti del 50%, con un taglio permanente dell’aliquota di 3 punti (in pratica, anziché tornare al 33% si resterebbe al 30%). Sul piatto, per l’intervento “taglia cuneo”, ci sarebbe una dote di 2/2,5 miliardi. «Vogliamo dare una spinta all’occupazione giovanile, ma senza penalizzare l’apprendistato - ha detto Marco Leonardi, a capo del team economico di palazzo Chigi -. Anzi. Se l’impresa assume la risorsa, prima come apprendista, e poi la stabilizza, pagherà contributi ridotti per sei anni».

Sul fronte delle politiche attive: «Tra ottobre e novembre ci sarà il decollo dell’assegno di ricollocazione, che andrà a regime, coinvolgendo un bacino potenziale di 4/500mila disoccupati l’anno - ha annunciato Maurizio Del Conte, numero uno di Anpal -. Le risorse per partire ci sono: circa 200 milioni. Stiamo ragionando, pure, su possibili modifiche operative dell’assegno, per renderne più ampia la diffusione». C’è inoltre l’idea di “anticipare”, nelle crisi aziendali, il percorso di formazione e riqualificazione dei lavoratori “in esubero”: qui la novità allo studio è che le misure di politica attiva scatterebbero subito, non più dopo il licenziamento, ma fin dal primo giorno di Cigs. Si aprirebbe, quindi, a una sorta di “ricollocazione anticipata”. Il percorso potrebbe durare 12 mesi. Se gli interessati firmeranno poi un contratto a tempo indeterminato con un’altra azienda si vedranno liquidato, come una tantum, il residuo trattamento di Cigs (probabilmente, non per intero, forse al 50 per cento). È allo studio pure l’ipotesi di firmare, con chi esce dall’impresa, un “accordo conciliativo” per chiudere tutto il pregresso. Nel caso in cui invece non scatti la ricollocazione anticipata (nei 12 mesi) i lavoratori proseguirebbero nella Cigs, e poi, se licenziati collettivamente, avrebbero diritto alla Naspi (l’indennità di disoccupazione), non essendo, da gennaio, più prevista la mobilità. In questo caso, l’Esecutivo starebbe ragionando su un possibile allungamento della Naspi, coinvolgendo, però, pure le aziende per avvicinare i lavoratori alla pensione (la strada ipotizzata sarebbe la re-introduzione di un “ticket” licenziamento a carico dei datori).

Il quarto tassello, infine, della strategia dell’Esecutivo sul fronte occupazione passa per l’innovativo piano di rilancio di formazione e lavoro 4.0 (in vista della rivoluzione in atto con Industria 4.0). Qui il piatto forte è la previsione di un credito d’imposta per le aziende: ne beneficerebbero sia le imprese che hanno già investito nelle nuove tecnologie sotto la spinta di Industria 4.0, e, quindi, adesso hanno bisogno di formare lavoratori in grado di saper governare e gestire la nuova strumentazione; sia le aziende, essenzialmente Pmi, che finora non hanno avviato veri percorsi di digitalizzazione, ma che vorrebbero comunque formare i propri addetti in vista del successivo salto tecnologico. Parallelamente, si incrementerebbero i fondi per gli Its: si starebbe ragionando su circa 30/40 milioni di euro aggiuntivi; mentre con 80 milioni si “stabilizzerebbe” la sperimentazione partita due anni fa dell’apprendistato duale nella Iefp. «Ascolteremo le proposte del governo - ha sintetizzato Guglielmo Loy (Uil) -. Certo, su formazione e politiche attive serve un cambio di passo. La rete pubblico-privato dei servizi per il lavoro deve adesso funzionare».


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