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Occupati ai livelli pre-crisi, male i giovani

di Claudio Tucci

A luglio il numero di occupati è continuato a salire: +59mila persone, sul mese (essenzialmente uomini, le donne sono tornate a diminuire, -28mila posizioni). Sull’anno l’occupazione è cresciuta di 294mila unità (in prevalenza rapporti “a termine” - gli autonomi sono rimasti in affanno: nei 12 mesi ci sono stati 82mila professionisti in meno).

Complessivamente, il numero di individui rilevati dall’Istat con un impiego ha oltrepassato la soglia “psicologica” dei 23 milioni (23.063.000, per la precisione); una performance così non si registrava da ottobre 2008, quando le persone occupate toccarono quota 23.081.000 (poi è arrivata la crisi).

Certo, specie negli ultimi mesi, l’incremento dell’occupazione sta riguardando essenzialmente la fascia d’età over50 (+371mila persone con un lavoro); per chi ha tra i 35 e i 49 anni invece la situazione è decisamente difficile: -116mila occupati in un anno (qui pesano crisi e processi di ristrutturazione aziendale ancora in corso specie nell’industria). Per non parlare dei giovani: in un anno, per gli under25, sono stati “creati” appena 47mila posti in più (nella fascia 25-34 anni si è registrato addirittura un calo di 8mila unità); e anche il tasso di disoccupazione giovanile è tornato ad aumentare, attestandosi, a luglio, al 35,5%, un valore elevatissimo, peggio di noi solo Spagna (38,6%) e Grecia (44,4% - il dato è fermo a maggio). Siamo distanti anni luce dai primi della classe: la Germania, che grazie al sistema di formazione duale, ha un tasso di under25 senza un impiego di appena il 6,5% (fonte Eurostat).

A livello generale, in Italia il tasso di disoccupazione è risalito all’11,3%, esclusivamente nella componente femminile (nell’Area Euro, sempre nel mese di luglio, è risultato stabile al 9,1%); da noi c’è stato anche un crollo degli inattivi (-115mila unità in un mese), confermando una tendenza in atto da metà 2013 (ciò porta a una maggior partecipazione al mercato del lavoro che, di mese in mese, si traduce, a seconda del risultato, in più occupati o più disoccupati). Al netto della componente demografica il quadro migliorerebbe: ci sarebbero più occupati in tutte le fasce d’età (compresa quella 35-49 anni)e l’incidenza della disoccupazione (sulla popolazione) risulterebbe in calo sotto i 50 anni, in crescita sopra. i 50.

Il punto è che il Jobs act, in attesa di una ripresa che decolli, è riuscito a dare una scossa al mercato del lavoro e più certezze agli operatori; ma la fine degli sgravi generalizzati ha fatto crollare i contratti a tempo indeterminato: nei primi sei mesi dell’anno, ha reso noto sempre ieri, stavolta l’Inps, il saldo dei nuovi rapporti “fissi” (comprese le trasformazioni di contratti a termine) è rimasto positivo, ma si è ridotto ad appena +32.460 rapporti (nello stesso periodo 2016 ci si attestava a +57.277, nel 2015 addirittura si saliva a +391.869). Nel solo mese di giugno la variazione netta dei contratti stabili è risultata negativa: -12.755, la seconda volta quest’anno (la prima fu a marzo, -2.531 contratti “fissi”). Al contrario, nello stesso primo semestre 2017, c’è stato un forte incremento dei contratti a termine (+477mila, inclusi gli stagionali); e così la percentuale di rapporti a tempo indeterminato sul totale delle nuove assunzioni è scesa al 24,7% (nel 2015 quando era in vigore lo sgravio pieno targato Jobs act si viaggiava al 39,4 per cento). A pesare su questi numeri anche i risultati (che non sfondano) dei due bonus rimasti in campo da gennaio: con l’incentivo Occupazione (rivolto ai giovani «Neet» under29 di Garanzia giovani) da gennaio a giugno sono stati firmati appena 28.470 contratti; sta facendo meglio lo sgravio Sud (che incentiva l’assunzione di ragazzi e disoccupati meridionali), qui i contratti a tempo indeterminato sottoscritti (o trasformati) sono stati 58.916.

Per il governo le fotografie scattate ieri da Istat e Inps sono positive. «Gli italiani occupati superano 23 milioni, un record», ha sottolineato il premier, Paolo Gentiloni, ammettendo tuttavia che «contro la disoccupazione c’è ancora molto da fare». Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Da febbraio 2014 gli occupati in più sono stati 918mila. Siamo nella direzione giusta. Ora però dobbiamo concentrarsi sui giovani» . «La ripresa c’è, e il governo è al lavoro per consolidarla», ha aggiunto il collega, titolare dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Un commento è arrivato pure dal capo dello Stato, Sergio Mattarella: «Sono dati confortanti, speriamo».

Per l’ex premier, Matteo Renzi, « il milione di posti di lavoro lo ha fatto il Jobs act, adesso avanti». Frena Maurizio Sacconi (Epi) il mercato del lavoro «continua a viaggiare a un andamento moderato. C’è ben poco da festeggiare». Più duri i giudizi di Fi e M5S: «Su disoccupazione e giovani bisogna fare di più». Fredda anche la Cgil: «I dati diffusi da Istat e Inps non ci entusiasmano»; in chiaro-scuro i giudizi di Annamaria Furlan (Cisl) e Guglielmo Loy (Uil): «Iniziamo a vedere il bicchiere mezzo pieno. Ora serve una svolta su politiche attive e investimenti».


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