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Assunzioni agevolate per gli under 29

di Marco RogariClaudio Tucci

I primi incontri tecnici di “routine” dopo la pausa estiva sono fissati per la fine di questa settimana. Ma il confronto tra gli esperti di palazzo Chigi e dei ministeri dell’Economia e del Lavoro per definire il taglio del cuneo per le assunzioni stabili dei giovani da inserire nella prossima legge di bilancio entrerà nel vivo all’inizio di settembre. Sul tavolo ci sono almeno tre opzioni, con alcune certezze e più di un’incognita. Al momento sembra prendere quota l’ipotesi di incentivare i nuovi contratti a tempo indeterminato degli under 29. Lo sconto si tradurrebbe nel dimezzamento dei contributi per i primi 2 o 3 anni con un tetto di 3.250 euro, sostanzialmente lo stesso in vigore nell’ultima versione della decontribuzione generalizzata targata Jobs act.

Il posizionamento dell’asticella anagrafica resta comunque uno dei nodi da sciogliere. Anche perché la Ue guarda con molta attenzione al limite di età che sarà scelto dal Governo per far scattare il bonus. Nella maggioranza resta forte il pressing per salire il più in alto possibile superando abbondantemente quota “30 anni”. Il Mef starebbe cercando di concordare con la Ue una misura che soddisfi le esigenze di Bruxelles e quelle italiane. «Per me sarebbe ragionevole andare oltre i 30 anni – spiega il viceministro dell’Economia, Enrico Morando –. C’è il rischio di penalizzare eccessivamente una platea giovanile che entra a tempo indeterminato nel mercato del lavoro molto tardi con ricadute negative anche sulla futura pensione. È chiaro comunque – sottolinea Morando – che l’intera operazione riguardante il taglio strutturale del costo del lavoro sarà concordata con la Ue».

Il dimezzamento dei contributi per 3 anni costerebbe nella prima fase circa un miliardo di euro per poi attestarsi tra i 2-2,5 miliardi a regime. E secondo le prime stime di palazzo Chigi il bonus potrebbe interessare nel 2018 circa 300mila giovani, come anticipato da questo giornale il 30 giugno scorso. L’incentivo avrebbe un carattere strutturale garantendo lo sgravio a tutte le assunzioni dei giovani da quando entrerà in vigore la misura in avanti.

Rispetto alle precedenti agevolazioni assunzionali il Governo starebbe pensando anche di introdurre un paletto normativo preciso per far scattare il bonus: le imprese potranno usufruire del dimezzamento dei contributi soltanto se non avranno licenziato nei 6 mesi precedenti l’assunzione incentivata del giovane, che non potrà essere licenziato nei 6 mesi successivi. L’obiettivo, si sottolinea dal ministero del Lavoro, è evitare possibili effetti sostitutivi di personale privilegiando forza lavoro più giovane.

Il pacchetto è tuttavia ancora da calibrare. Anche perchè non sono state del tutto scartate altre due opzioni alternative. La prima prevede la possibilità, dopo il dimezzamento dei contributi per i primi 2-3 anni, di un successivo taglio di 3 punti percentuali in via permanente. In questo caso lo scoglio da superare è quello dei costi. Ma non solo. C’è anche da valutare la compatibilità con le norme Ue che chiedono di non discriminare in base all’età. Di qui la terza opzione che farebbe partire il taglio di 3 o 4 punti percentuali sull’intero stock degli occupati. Questo intervento comporterebbe per le casse dello Stato un onere di 2,5 miliardi l’anno per ogni punto di cuneo tagliato. In ogni caso le imprese sperano in un intervento strutturale e consistente in favore dell’occupazione giovanile, come ribadito anche lunedì dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che ha chiesto al Governo l’azzeramento per tre anni del cuneo contributivo e fiscale.

Occorreranno diversi giorni per comporre in via definitiva il puzzle delle misure necessarie per far scattare il taglio del costo del lavoro stabile con la prossima legge di bilancio. Anzitutto perché il Governo dovrà concordare l’intervento con Bruxelles per renderlo compatibile con le regole Ue. Ma anche perché solo alla fine di settembre palazzo Chigi e il Mef conosceranno l’entità delle risorse realmente disponibile per stabilire gli interventi da inserire nella manovra.

Rispetto all’inizio dell’estate il Governo potrebbe trovarsi a gestire una “dote” più robusta per la maggiore velocità della ripresa. Se, come è ormai molto probabile, con la Nota di aggiornamento al Def, da presentare il 20 settembre, le stime del Pil indicate ad aprile saranno riviste al rialzo palazzo Chigi potrebbe utilizzare dai 3 ai 3,5 miliardi per le misure espansive della manovra; una cifra più alta di quanto era stato ipotizzato nei mesi scorsi. Un fattore decisivo sarà quello del dato relativo al tasso d’inflazione, che sarà comunicato dall’Istat sempre a settembre. Naturalmente resta da incassare anche il via libera ufficiale della Ue all’utilizzo dei nuovo margini di flessibilità chiesti nelle scorse settimane dal ministro Pier Carlo Padoan su cui Bruxelles, tuttavia, ha già sostanzialmente preannunciato un ok di massima.


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