Formazione in azienda

Scuole di moda in espansione e a caccia di giovani talenti

di Marta Casadei

Nel backstage danno gli ultimi ritocchi allo styling, richiamano all’ordine il parrucchiere sull’acconciatura di una modella che sembra non voler stare in equilibrio e poi seguono le loro creazioni attraversare il confine segnato dalle quinte e prendere vita all’incedere delle indossatrici, sotto gli occhi di un pubblico di addetti ai lavori.

La scena non è diversa da quella cui si può assistere dietro le quinte di qualsiasi sfilata in qualsiasi fashion week del mondo, ma i protagonisti, questa volta, sono i laureandi di una delle tante scuola di moda italiane che hanno scelto giugno e luglio per mettere in scena le sfilate di fine anno, dando l’opportunità ai propri studenti di fare un’esperienza concreta, reale e non semplice come quella di un defilè. «È un modo per metterli a confronto con la realtà, al termine del percorso di studi - dice Alberto Bonisoli, head of institute di Naba, la cui sfilata finale si è tenuta a Milano il 5 luglio- e anche un momento di visibilità: oggi sono molti i talent scout a caccia di personalità brillanti che, una volta inserite in azienda, possano dare risultati in breve tempo. Noi abbiamo il dovere di metterli in contatto».

Oggi quello della moda è un mercato dinamico sì, ma in continuo cambiamento. Le aziende sono alla ricerca di professionisti altamente specializzati e insieme flessibili, in grado di anticipare le trasformazioni e, qualora siano inattese, assecondarle in modo efficace. Le scuole hanno modellato la propria offerta formativa di conseguenza: «I nostri corsi sono sempre più “on demand”: vogliamo lasciare ai ragazzi la libertà di scegliere il proprio per corso man mano», dice Bonisoli.

È simile l’approccio di Istituto Marangoni, realtà nata a Milano ma oggi a tutti gli effetti internazionale - inaugura la propria sesta sede a Mumbai il prossimo 28 giugno - e con iscrizioni in crescita a doppia cifra: «I nostri corsi sono improntati a una personalizzazione sempre maggiore», spiega Roberto Riccio group managing director di Istituto Marangoni e chief strategy officer del gruppo Galileo global education. L’obiettivo dell’istituto, che in India vedrà sfidarsi in un maxi show i vincitori delle sfilate-contest nelle cinque scuole, è «creare professionisti che incarnino un connubio tra imprenditoria e creatività - continua Riccio -. Nel valutare gli studenti teniamo conto di quattro asset: la creatività della collezione, la capacità di anticipazione delle tendenze, l’orientamento commerciale e l’abilità manageriale». La ricetta sembra piacere molto all’estero: Marangoni aprirà alla fine di settembre a Miami, negli Usa, e ha stretto un accordo con Emaar per l’inaugurazione di una scuola a Dubai.

L’obiettivo delle scuole di moda italiane, dunque, è quello di forgiare creativi contemporanei: figure ponte tra il commerciale, l’arte e persino il digitale. Gli studenti,dal canto loro, agli istituti chiedono competenze, ma anche visibilità e contatti: «Studiare in Italia ci è servito molto per stringere contatti importanti con le aziende del territorio: confezionisti, ricamifici, stamperie». dicono Gregorio e Giovanni Nordio, che hanno appena concluso la laurea magistrale in Moda allo Iuav di Venezia. I due hanno già avuto modo di lavorare all’estero, collaborando, per esempio, con Raf Simons:«Una volta usciti da scuola speriamo di portare avanti una serie di collaborazioni, ma anche di entrare in un ufficio stile di una grande azienda, in Italia o all’estero».

Insieme ai loro colleghi e ai diplomati della triennale in Design della Moda e Arti Visive, i Nordio hanno sfilato a Venezia lo scorso 30 giugno davanti a circa 1000 ospiti. Il giorno prima della sfilata “Fashion at Iuav”, le collezioni degli studenti sono state visionate in anteprima da un ristretto gruppo di addetti ai lavori. Tra loro anche Giacomo Leo, general counsel di Bottega Veneta: «Collaboriamo con Iuav su alcuni progetti e siamo sempre attenti a quello che bolle in pentola - dice -. La creatività continua a essere fondamentale anche nelle grandi aziende: è l’origine di tutto. E i giovani rappresentano nuova linfa».


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