Formazione in azienda

Integrare i giovani e renderli competenti è la sfida del paese

di Nicoletta Picchio

È la necessità più impellente: integrare i giovani. Farli entrare nel mondo del lavoro e soprattutto metterli nella condizione di avere capacità e conoscenze adeguate alle trasformazioni del mondo industriale. Secondo gli ultimi dati Istat il 37% di chi ha tra i 15 e i 24 anni non trova lavoro: una percentuale che stride con quelle decine di migliaia di posti che le imprese non riescono a coprire perché non trovano la figura adatta. Un mismatch tra domanda e offerta che il nostro paese non è riuscito finora a colmare.

È una sfida che va vinta. Giocando su più piani: «L’apprendistato e l’alternanza scuola lavoro rappresentano un percorso strutturato per ridurre la disoccupazione giovanile. Da affiancare alla misura shock di azzerare il cuneo fiscale per tre anni per i ragazzi assunti a tempo indeterminato». Occupazione, centralità della persona: sono argomenti che Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali, ha sollevato anche martedì, nell’incontro con i sindacati e faranno parte del dialogo riavviato tra le parti sociali. Confindustria ha messo a punto una proposta, “Giovani, impresa, futuro”, presentata la scorsa settimana per far decollare in Italia il percorso scuola-lavoro, alla quale hanno lavorato Stirpe e il vice presidente di Confindustria per il capitale umano Giovanni Brugnoli.

«Dobbiamo far tornare ai ragazzi la voglia di entrare nelle imprese, lavorare sulle loro motivazioni e rendere più forte il collegamento tra aziende e territorio. Con la consapevolezza che il capitale umano è la scommessa che il paese deve vincere in questa fase di ricambio generazionale», è la convinzione di Brugnoli, che aggiunge: «I ragazzi che entreranno in azienda dovranno essere più flessibili ai cambiamenti, non subirli ma anzi cavalcarli. Il cambiamento deve essere il loro mantra di successo e contemporaneamente bisogna puntare all’eccellenza formativa».

C’è da affrontare l’evoluzione di Industria 4.0: per coglierla in pieno, concordano Brugnoli e Stirpe, servono le competenze adeguate. «Occorre un ventaglio di offerta formativa tale da permettere ai giovani di entrare in azienda preparati», insiste Stirpe, sottolineando la filiera formativa duale del progetto che valorizza l’alternanza scuola-lavoro, l’apprendistato, il ruolo degli Its (le super scuole di tecnologia post diploma) e dando vita alle lauree industriali manifatturiere. Per collegare i tre livelli di apprendistato, aggiunge Stirpe, servirebbe un intervento legislativo, ma sarebbe un’operazione a costo zero. «Bisogna evitare - aggiunge il vice presidente per le relazioni industriali - quell’emigrazione dei giovani all’estero e dal Sud al Nord che si sta verificando, dando una risposta strutturata e definita al nostro modello di formazione e di ingresso nel mondo del lavoro».

Interventi che dovrebbe andare di pari passo con un «diverso approccio culturale verso le imprese manifatturiere», sottolinea Brugnoli. «Anche i genitori - continua - devono credere nel tessuto sociale della propria zona. E non considerare il percorso degli Its o delle lauree industriali manifatturiere di serie b». Gli imprenditori ci credono e per spingerli ancora di più nel progetto di Confindustria è stato deciso di istituire da settembre il bollino per l’alternanza di qualità, proprio per incentivare le imprese ad aprirsi agli studenti e puntare all’eccellenza formativa. «Deve essere un driver per intercettare potenziali lavoratori».

Si lavorerà per andare avanti su questa direzione, dialogando con tutti gli interlocutori, scuole, università, ministero, imprese, sindacati. Per ridurre quel tasso di disoccupazione ancora troppo alto: per i giovani, conclude Stirpe, la strategia si gioca sull’alternanza scuola-lavoro, apprendistato da unire alla misura shock sul cuneo. Per gli adulti coinvolti da riorganizzazioni aziendali, si tratta di utilizzare, continua Stirpe, i piani operativi di ricollocazione, «per adeguare le competenze richieste alle esigenze del mondo del lavoro».


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