Formazione in azienda

Apprendistato scolastico al via, 750 contratti

di Claudio Tucci

A fare da apripista in questi anni sono state due grandi aziende, Enel ed Eni, che - con non poca fatica - hanno accolto nei loro stabilimenti circa 300 studenti-apprendisti. Tra l’estate e l’inizio del nuovo anno scolastico si aggiungeranno altre imprese, qualcuna anche medio piccola: al ministero dell’Istruzione, a oggi, contano poco meno di 400 apprendisti “start-up” impegnati in tutt’Italia in percorsi di apprendimento e inserimento occupazionale.

C’è poi la sperimentazione del nuovo “apprendistato duale” targato Jobs act nel settore dell’Istruzione e formazione professionale regionale: in 16 mesi, ha reso noto il sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba, sono stati sottoscritti oltre 11mila contratti; mentre sono ancora nell’ordine di qualche centinaia, 555 per l’esattezza - l’ultimo dato pubblicato dall’Isfol, ora Inapp, a luglio 2016 - gli apprendisti di terzo livello (impegnati in attività formative).

Certo, si tratta di numeri ancora piccoli; «ma la strada è quella giusta - ha aggiunto il sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi -. A oggi abbiamo una quarantina di istituti con studenti-apprendisti. Il link scuola-lavoro va rilanciato: è questo il sistema duale italiano».

L’obiettivo è valorizzare gli strumenti esistenti (alternanza, apprendistato, Its) per consentire ai nostri giovani di entrare in un percorso educativo «altamente professionalizzante», e in linea con le richieste del mondo produttivo (si pensi che attualmente abbiamo oltre 350mila laureati disoccupati e oltre 60mila figure tecniche che le aziende non riescono a reperire).

La “spia” è stata accesa nei giorni scorsi da Confindustria: come ripetuto più volte dal numero uno, Vincenzo Boccia, è necessario che il governo punti sui giovani e sul loro futuro. Intanto, azzerando completamente per i primi tre anni gli oneri contributivi e fiscali in caso di assunzioni a tempo indeterminato; e poi, come rilanciato dai vice presidenti, Giovanni Brugnoli e Maurizio Stirpe, disegnando, in prospettiva, una nuova “filiera dell’apprendistato”, che agganciando le tre tipologie previste, sia in grado di strutturare un “cammino” che varia, a seconda delle scelte dello “studente-lavoratore”, da 6 a 8/9 anni, in cui il ragazzo viene formato e inserito in azienda in un’ottica duale.

L’idea è innovativa e valorizza le “attitudini” dei giovani. La “filiera” prende avvio, dopo l’esperienza in alternanza, con l’apprendistato di primo livello. L’apprendista è a tutti gli effetti un lavoratore, e la sua strada è finalizzata al conseguimento del diploma secondario. A questo punto, per il ragazzo e l’azienda si aprono tre differenti scenari. Il primo. Dopo il diploma, il percorso di “filiera” continua con l’apprendistato professionalizzante (in questo modo il datore prosegue il proprio investimento formativo con la risorsa, che riceverà un regolare stipendio - l’azienda potrà contare su una contribuzione ridotta). In caso, poi, di prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato, oggi è prevista la conservazione per un anno della contribuzione agevolata. Confindustria chiede di elevarla a due anni. Così facendo, il giovane beneficerebbe di un percorso duale di 6 anni (1 di alternanza, 2 di apprendistato di primo livello e 3 di apprendistato professionalizzante) a cui si aggiungerebbero due anni di contribuzione agevolata per le imprese che proseguono il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Lo studente, dopo il diploma, potrebbe invece optare per un successivo periodo di studio negli Istituti tecnici superiori (Its) o nella nuova “Laurea Industriale Manifatturiera” (Lim), che gli imprenditori premono per far partire (si tratta di una modalità complementare di offerta formativa professionalizzante, con una forte sinergia tra tutti gli attori coinvolti, Its, atenei, aziende e territori - in pratica, ai due anni degli Its se ne aggiungerebbe un terzo di università). In questo secondo percorso si utilizzerà l’apprendistato di terzo livello per arrivare al titolo terziario (Its o, quando sarà, Lim). Il ragazzo completa poi la formazione con l’apprendistato professionalizzante (serve però una norma per “legare” le tre tipologie di apprendistato). I vantaggi di questa seconda “filiera” sono evidenti: il giovane beneficerebbe di un percorso duale di 8\9 anni (1 di alternanza, 2 di apprendistato di primo livello, 2\3 di apprendistato di alta formazione e ricerca e 3 di apprendistato professionalizzante) a cui si aggiungerebbe 1 anno di contribuzione agevolata per le imprese che assumono stabilmente.

La terza e ultima “filiera” è delineata, infine, per chi dopo il diploma, prosegue all’università. Qui Confindustria propone di utilizzare percorsi di lauree triennali plus, vale a dire corsi di studio “potenziati”: primo anno 100% università, secondo e terzo anno 65% in impresa - 35% università, e quarto anno 100% in impresa. L’aggiunta di un quarto anno rende la laurea “quadriennale”, ma a partire dal secondo semestre del secondo anno il ragazzo instaura un apprendistato di alta formazione e ricerca (terzo livello), iniziando così a lavorare all’interno dell’impresa e integrando le competenze teoriche con quelle professionali acquisite sul campo. Anche in questo caso, come per la prima “filiera”, il governo potrebbe “incentivare” il percorso portando da 1 a 2 gli anni di contribuzione agevolata per l’azienda che investe sul giovane mentre frequenta l’università e poi lo conferma a tempo indeterminato.


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