Servizi per il lavoro

Cuneo ridotto per 300mila giovani

di Marco Rogari e Claudio Tucci

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Trecentomila ragazzi l’anno al primo impiego a tempo indeterminato. Sono quelli che potrebbero essere interessati dal dimezzamento dei contributi allo studio del governo per le assunzioni stabili di under35. E, ipotizzando inoltre l’introduzione di un tetto fino a un massimo di 3mila euro di “sconto” per i datori, l’intervento avrebbe un costo iniziale per l’erario intorno ai 900 milioni di euro il prossimo anno, per salire a 1,5-2,5 miliardi a regime.

Passo dopo passo prosegue l’istruttoria tecnica sull’operazione “costo del lavoro” per spingere su l’occupazione giovanile, da inserire nella prossima legge di Bilancio. A rilanciarla, del resto, è stato mercoledì lo stesso premier, Paolo Gentiloni.

Il dossier è nella mani di Marco Leonardi, a capo del team economico di palazzo Chigi. La proposta, al momento più gettonata, nella sua ultima versione, prevede un abbattimento del 50% dei contributi a carico dei datori per tre anni: in pratica, si passerebbe dall’attuale 30-33% al 15%, con un limite di esonero fino a 3mila euro l’anno (una soglia più o meno in linea con il precedente sgravio targato Jobs act, in vigore fino a dicembre 2016, fissata appunto in 3.250 euro annui).

Il nuovo incentivo scatterebbe nel 2018: «Ma sarà un po’ più selettivo del precedente», spiega Leonardi. Che aggiunge: «Non bisognerà infatti avere avuto rapporti a tempo indeterminato nei mesi passati, e la misura punterà essenzialmente a premiare le aziende che non licenziano. Si confermerebbero invece modalità di fruizione dello sgravio telematiche e piuttosto agevoli. Pensiamo - sottolinea Leonardi - di replicare il meccanismo messo a punto per il “bonus occupazionale” di Garanzia giovani, che scadrà a fine anno, finanziato con 200 milioni di fondi Ue, e che sta funzionando piuttosto bene: da gennaio a maggio sono state presentate all’Inps oltre 38mila domande per ottenere l’incentivo».

Si cerca di non penalizzare l’apprendistato, che in questi mesi sta risalendo. L’apprendistato è agevolato da una contribuzione ridotta al 10% per tre anni, quattro in caso di stabilizzazione (per quello “scolastico” si scende al 5% quest’anno). C’è inoltre l’obbligo formativo in capo all’azienda. Il contratto a tempo indeterminato, invece, ha una contribuzione, specie all’inizio, intorno al 30-33% e non prevede impegni formativi per l’impresa. Di qui l’idea di renderlo più conveniente, facendo scendere i contributi al 15% per i primi tre anni di impiego “fisso”.

Sempre per i giovani, poi, risorse permettendo, si starebbe ragionando, anche, su una “dote formazione portabile” per rispondere a eventuali ingressi “discontinui”. Una sorta di “conto personale formazione”, sintetizza il capo del teem economico di Palazzo Chigi: «In futuro, si potrebbe partire con un gettone iniziale di 500 euro, con accumuli successivi attraverso il versamento da parte del datore di una parte minima dello 0,30%, già oggi destinato alla formazione continua». In questo modo il contributo si legherebbe alla singola persona e finanzierebbe non solo la formazione iniziale, ma anche le varie transizioni di carriera,che, come noto, per i ragazzi possono essere purtroppo discontinue.

Il dossier è a uno stato di definizione molto avanzata. Ma resta l’incognita del quadro economico-finanziario nel quale si sta muovendo il Governo. Se, infatti, a settembre, per effetto della maggiore crescita rispetto alle stime dell’ultimo Def e soprattutto di entrate più consistenti dalle misure (anche future come il rafforzamento della fatturazione elettronica) di contrasto all’evasione fiscale, l’esecutivo si dovesse trovare a gestire una dote maggiore di quella attualmente preventivata al Mef, le coordinate su cui si sta muovendo Palazzo Chigi potrebbero cambiare. Con due opzioni: destinare le maggiori entrate all’alleggerimento dell’Irpef sulle famiglie come preferirebbe Matteo Renzi oppure rafforzare l’intervento sul cuneo (in termini di misure e bacino sostanzialmente in linea con la richiesta delle imprese) come non dispiacerebbe a via XX settembre. Per chiudere definitivamente il “dossier cuneo” occorrerà quindi attendere settembre quando saranno tracciate le linee guida della manovra autunnale.


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