Servizi per il lavoro

Competenze digitali, tante opportunità ma ritardi da colmare

di Enrico Netti

Specialisti in cloud, cybersicurezza, Internet delle cose, strategia e sviluppo dei servizi, robotica, intelligenza artificiale e cognitiva. Sono alcune delle figure professionali legate alle tecnologie emergenti che tra qualche anno saranno le più ricercate dalle aziende. Altre opportunità le avranno gli specialisti in change management, agile coach e technology innovation manager. Oggi, invece, resta una criticità per imprese e per la Pa assumere figure come business analyst, data scientist, sistemisti e database administrator, specialisti in big data e in sicurezza.

Questi gli effetti del gap che si è creato tra domanda e offerta, tra mondo del lavoro che ricerca professionisti Ict, e università. Da qui la necessità di intervenire con urgenza per potenziare le politiche formative seguendo i nuovi trend. Nel periodo 2016-2018 il gap oscilla tra 61mila e 85mila addetti con competenze medio-alte.

È l’evoluzione del mercato del lavoro che emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio delle competenze digitali, realizzato da Aica, Assinform, Assintel, Assinter Italia e promosso da Miur e Agid, che sarà presentato domani a Roma.

«Le nuove tecnologie hanno avviato una trasformazione interna alle aziende che impatta sulle competenze - spiega Giancarlo Capitani, presidente di Netconsulting Cube e docente del Politecnico di Milano -. Tutto sta avvenendo molto rapidamente e al momento il mercato del lavoro non riesce a soddisfare la domanda di nuove competenze, a causa di un ritardo nell’adattamento dei piani formativi degli atenei alle nuove necessità».

In questo scenario emerge come una figura chiave quella del responsabile risorse umane delle imprese, che deve lavorare su due fronti: ricercare le nuove risorse e far evolvere quelle già presenti in azienda. Dalle figure tecniche coinvolte nell’Osservatorio arriva invece una richiesta precisa: l’aggiornamento e la formazione permanente sono indispensabili, perché permettono di migliorare il livello di competenze. Purtroppo, a detta degli staff, in quest’area le aziende investono poco.

Buone notizie, invece, dal fronte delle retribuzioni: nelle imprese del settore Ict nel 2016 sono aumentate del 5,7% per gli impiegati e di quasi il 5% per i dirigenti. «Non ci si deve dimenticare - conclude Capitani - che in azienda la trasformazione digitale si realizza grazie alle soft skill, in grado di gestire la complessa governance portata dal cambiamento».


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