Enti e regioni

Italiani «analfabeti finanziari», ma pienamente consapevoli

di Davide Colombo


Popolo di risparmiatori, gli italiani sono ultimi nelle classifiche internazionali che misurano le competenze finanziarie con indicatori tridimensionali che pendono in considerazione le conoscenze dei concetti di base, l’adozione dei comportamenti adeguati (tipo: non indebitarsi per coprire le spese di tutti i giorni) e la capacità di fare scelte di lungo periodo. La cosa è nota e il focus dedicato al tema contenuto nella Relazione annuale della Banca d’Italia offre solo l’ennesima conferma. Quello che forse non si sapeva è invece che questa bassa competenza è accompagnata da una piena e diffusa consapevolezza.


Nell’ambito di un’iniziativa promossa a livello G20, la Banca d’Italia ha svolto all’inizio del 2017 un’indagine dedicata a rilevare le competenze finanziarie degli adulti. I risultati sono sorprendenti: oltre metà valuta infatti il proprio livello di cultura finanziaria inferiore a quello medio, rispetto al 20% circa registrato nella media dei paesi dell’Ocse. E le donne sono le più prudenti a definire il loro livello di alfabetismo finanziario. Naturalmente non manca una fetta di “analfabeti finanziari” che si sopravvaluta. Ma anche in questo caso esageriamo meno degli altri. Dal campione sondato emerge infatti che il 22% ritiene di possedere una cultura finanziaria pari o sopra la media anche se, in base alle risposte fornite, risulta in realtà sotto la media campionaria dell’indicatore di conoscenza. Informano gli analisti di Palazzo Koch che in Canada e nel Regno Unito, paesi per i quali si dispone dei dati individuali, la quota di rispondenti che sovrastimano la propria cultura finanziaria è pari rispettivamente al 29 e al 43%. Sopravvalutarsi è rischioso, naturalmente.


Dalla ricerca emerge che la propensione a sopravvalutare le proprie conoscenze riguarda soprattutto gli uomini, i lavoratori indipendenti, chi vive nelle regioni del Mezzogiorno e i soggetti con un livello di istruzione medio alto. Chi sopravvaluta le proprie conoscenze – si legge nel focus – è più esposto al rischio di accettare consigli sbagliati sugli investimenti, di fornire informazioni bancarie in modo imprudente in risposta a email o a telefonate e di subire utilizzi non autorizzati delle proprie carte di pagamento.


Se circa due terzi degli italiani non raggiunge un livello sufficientemente elevato dell’indicatore di conoscenza, a fronte di circa un terzo nella media degli altri paesi dell’Ocse, a dare un’ulteriore mano a sbagliare nelle scelte di portafoglio ci si mettono pure le condizioni di reddito. Dall’ultima indagine armonizzata sui bilanci delle famiglie dell’area dell’euro relativa al 2014 (Household finance and consumption survey) emerge che al crescere della ricchezza finanziaria aumenta sia la numerosità degli strumenti utilizzati, sia la quota investita nel risparmio gestito.

In Italia le famiglie appartenenti al quarto di ricchezza finanziaria più elevato investono il 27% delle proprie attività in quote di fondi comuni, polizze assicurative e gestioni patrimoniali, mentre i nuclei familiari inclusi nei due quarti più bassi possiedono quasi esclusivamente depositi. E’ anche da questi dati che deve partire la costruzione della Strategia nazionale per l’alfabetizzazione finanziaria che Governo e Parlamento hanno deciso di lanciare con il piano contenuto nella legge varata due mesi fa. C’è da sperare che la fine della legislatura non fermi il cantiere.


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