Formazione in azienda

Formazione, le tute blu tornano in aula per Industria 4.0

di Claudio Tucci

Dalla qualificazione dei processi produttivi, all’innovazione, digitalizzazione e organizzazione aziendale. Cresce la formazione dedicata alle «necessità emergenti di Industria 4.0»: nel giro di un anno, nel settore metalmeccanico, il numero di “corsi di aggiornamento” finanziati da Fondimpresa è salito al 12%, facendo registrare un incremento di ben otto punti percentuali. Largo, quindi, a nuovi “argomenti” (non solo la classica “sicurezza”): si è spaziato infatti dall’«integrazione orizzontale e verticale dei sistemi informativi», ai «big data and analytics», a vere e proprie «simulazioni» operative.

Certo, lo sforzo formativo dovrà progredire rapidamente (l’ultimo Ccnl ha introdotto il diritto soggettivo alla formazione, 24 ore in tre anni, per tutti gli 1,7 milioni di metalmeccanici), ma l’intero comparto parte decisamente «all’avanguardia»: per oltre il 90% di imprese e dipendenti la formazione rappresenta una leva importante «di competitività». Per il 46% delle aziende, poi, alcuni interventi formativi possono consentire anche di esplorare nuove nicchie di mercato e dar luogo a eventuali assunzioni (specie negli ambiti della produzione, ricerca e sviluppo e nel commerciale/marketing). E per le stesse “tute blu”, inoltre, l’acquisizione di nuove competenze è vissuta essenzialmente come «un’opportunità» (68,4% del campione) e «una necessità» (29%). Solo il 2,6% la ritiene «una moda passeggera».

L’indagine annuale sulla formazione erogata dal fondo di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil nel settore metalmeccanico, presentata ieri a Roma, alla presenza del capo del team economico di palazzo Chigi, Marco Leonardi, conferma la “vitalità” dello strumento: i 47 piani monitorati, con 17 milioni di euro, hanno formato in totale circa 16mila lavoratori di 2.908 imprese, per il 90% pmi, realizzando oltre 95mila ore di formazione, delle quali più di 28mila certificate.

Del resto, la formazione erogata dai Fondi interprofessionali è apprezzata dalle aziende: il 69% dei datori di lavoro la ritiene di gran lunga più efficace rispetto a quella autofinanziata (17%) e a quella che utilizza incentivi pubblici (14%). A ciò si aggiunga l’alta sensibilità del settore metalmeccanico verso l’innovazione, che spiega l’alta partecipazione alle attività formative da parte delle “tute blu”: per il 42,9% dei lavoratori più di 10 giorni in 3 anni, per il 35% tra 3 e 10 giorni e per il 22% da 1 a 5.

Il punto è che «la formazione continua oggi diventa un elemento fondamentale per gestire e non subire il cambiamento verso Industria 4.0», ha sottolineato il dg di Federmeccanica, Stefano Franchi. E per questo, «va considerata strategica», ha aggiunto il numero uno della Fim-Cisl, Marco Bentivogli.

Non c’è dubbio che siamo di fronte «a una grande opportunità per la nostra manifattura - ha sintetizzato il presidente di Fondimpresa, Bruno Scuotto -. Ma ciò accresce la necessità di adeguare le competenze dei lavoratori. Fondimpresa ha percorso questa necessità fin dal 2011, con finanziamenti specifici per formazione su innovazione e competitività, che oggi ammontano, su un totale di 2,55 miliardi erogati, a più di 1 miliardo di euro speso a questo scopo. Con il Ccnl dei metalmeccanici la domanda di formazione si amplierà ancora di più. Dobbiamo, quindi, unire gli sforzi per una gestione ancora più efficace della formazione bilaterale. Attenzione, però: i Fondi vanno sgravati dai vincoli burocratici di natura pubblicistica. Da qualche tempo ne stanno rallentando l’azione».


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