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Neet, Italia maglia nera in Europa: sono 2,2 milioni gli under29 fuori da scuola e lavoro

di Claudio Tucci

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Si chiamano «Neet», vale a dire giovani non più inseriti in un percorso scolastico o formativo, ma neppure impegnati in un’attività lavorativa: nel 2016, in Italia la quota dei giovani tra i 15 e i 29 anni in condizione di «Neet» era la più elevata tra i paesi dell’Unione, il 24,3 per cento, contro un valore medio del 14,2 per cento, e nettamente superiore a Germania (8,8 per cento), Francia (14,4 per cento) e Regno Unito (12,3 per cento). Nel 2016, in Italia, sono 2,2 milioni i giovani tra i 15 e i 29 anni fuori dal circuito formativo e lavorativo; tuttavia, dopo il forte incremento registrato negli anni della crisi, il fenomeno è diminuito negli ultimi due anni.

La fotografia dell’Istat
I numeri arrivano dall’Istat, nel consueto rapporto annuale sull’Italia. Con riferimento ai gruppi sociali, le più alte incidenze di Neet si riscontrano in quelli delle anziane sole e giovani disoccupati (41,7 per cento), delle famiglie a basso reddito con stranieri (33,2 per cento) e di quelli a basso reddito di soli italiani (31,5 per cento). Di contro, i gruppi con la minore incidenza dei Neet sono quelli della classe dirigente (9,8 per cento), delle famiglie di impiegati (13,9 per cento) e delle pensioni d’argento (15,5 per cento).

I numeri sull’abbandono
Interessanti anche i dati sull’abbandono scolastico: nel 2016, il tasso medio della Ue era del 10,7 per cento. I paesi con i valori più elevati, intorno al 20 per cento, erano Malta, Spagna e Romania, mentre l’Italia, con un valore del 13,8 per cento, era al sesto posto
nella graduatoria degli abbandoni. Rispetto al 2008, in Italia il valore dell’indicatore si è ridotto di quasi 6 punti. Nel 2016 i giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente gli studi sono 575 mila. L’incidenza media di abbandoni scolastici è maggiore tra gli uomini (16,1 per cento in confronto all’11,3 delle donne). Le differenze territoriali sono marcate: il fenomeno è molto più diffuso nel Mezzogiorno (18,4 per cento) rispetto al Nord e al Centro (circa il 10 per cento in entrambi i casi). La scelta di abbandonare gli studi precocemente può essere associata a una domanda di lavoro che distoglie i giovani dal compimento del loro percorso formativo, ma è anche, e più spesso, indicatore di un disagio sociale che si concentra, per l’appunto, nelle aree meno sviluppate del Paese.


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