Formazione in azienda

La gomma-plastica cerca periti

di Ilaria Vesentini

«Siamo un distretto ad altissima tecnologia e specializzazione con una forte concentrazione geografica. Nel 2009 qui le campane suonavano a morto, oggi invece cresciamo a doppia cifra, ma a frenarci è la mancanza di personale qualificato: su tre tecnici che cerchiamo ne troviamo uno sul mercato». Ivano Parmegiani, fresco di riconferma alla guida del gruppo Gomma-materie plastiche (Gam) di Unindustria Reggio Emilia ha un obiettivo prioritario nel suo mandato: rafforzare le sinergie con il mondo scolastico e accademico per rimediare al più grosso ostacolo allo sviluppo del comparto, che dopo aver perso dal 2007 al 2015 oltre il 20% dei volumi oggi conta 750 milioni di euro di giro d’affari e 2.500 addetti.

Il primo traguardo da raggiungere è raddoppiare i ragazzi degli istituti tecnici coinvolti nei progetti di alternanza scuola-lavoro per arrivare a raddoppiare anche gli iscritti. Su tutti quelli dell’Its Luigi Einaudi di Correggio, nel cuore del cluster, con cui il gruppo Gam sta collaborando in un crescendo da sette anni e con cui ha dato vita nel 2012 al primo corso di meccatronica a indirizzo plasturgico: gli industriali hanno iniziato finanziando ore di approfondimento con docenze esterne e hanno via via strutturato la partnership entrando nel consiglio di istituto, investendo sui testi scolastici (hanno prodotto il manuale per il terzo e il quarto anno di studi) e acquistando tecnologie di ultima generazione per i laboratori scolastici, dalla pressa a iniezione full electric alla stampante 3D appena installata, per preparare i ragazzi anche ai processi 4.0 di stampaggio additivo che stanno prendendo piede ora nelle aziende più avanzate. Quest’anno all’indirizzo meccano-plastico dell’Its si arriverà per la prima volta a tre prime, con una settantina di iscritti (erano 49 lo scorso anno scolastico), «ma parliamo pur sempre di una ventina di diplomati l'anno che potranno salire a 30, troppo pochi, ce ne servono almeno il doppio a solo a noi aziende della gomma-plastica del distretto. Senza competenze professionali elevate non c'è innovazione né sviluppo, ma la svolta culturale deve iniziare dalle famiglie», sottolinea Parmigiani, ricordando un dato: il 97% dei diplomati all’Einaudi dal 2013 in avanti o lavora o studia all'università, la disoccupazione non esiste.

Ma Confindustria Reggio Emilia guarda anche oltre: «Per ora è solo un'idea, ma stiamo lavorando a un percorso universitario sulle materie plastiche. A Modena c’è il corso di Ingegneria dei materiali, ma è generico, mentre il nostro progetto sarebbe creare assieme all'UniMore un corso specialistico qui, a Correggio, dove si concentra il 34% delle imprese del territorio», spiega il presidente del gruppo Gam. Parmigiani è ad di Stampotecnica, una delle circa 100 aziende di Correggio (su 270 in provincia) specializzata nello stampaggio ad iniezione di tecnopolimeri, sia conto terzi che a marchio proprio (con il brand Aircomp nei componenti pneumatici), una settantina di dipendenti e 8,5 milioni di euro di fatturato, per il 25% export.

La bassa incidenza dell'export – il 25% di Stampotecnica è un dato il linea con la media del cluster - è un altro fronte su cui l’industria della plastica reggiana deve investire, con l’ambizione di raddoppiare la quota nel giro di pochi anni. «Il nostro è in realtà export indiretto, perché i nostri principali clienti sono player internazionali che operano nel territorio ma esportano la quasi totalità delle produzioni. Dobbiamo però allargare il portafoglio e i mercati, perché la specializzazione non ci fa difetto, ci mancano la struttura, l'organizzazione», precisa Parmigiani, ribadendo i claim dell’aggregazione e della crescita dimensionale emersi anche dalla ricerca commissionata a Plastic Consult sul distretto: il 75% delle industrie ha meno di 10 milioni di fatturato, il 63% non arriva ai 4 milioni di euro, quelle sopra ai 20 milioni sono il 13,6%, il 60% fa terzismo puro. Piccole aziende superspecializzate in stampaggio a iniezione e termoformatura, che a valle hanno i big dell’automotive (primo settore di destinazione delle materie plastiche lavorate nel Reggiano), della meccatronica, della meccanica agricola, del packaging, del pharma.

Per raggiungere il raddoppio di giovani qualificati e di quota export c’è un’altra strategia che gli industriali reggiani della gomma-plastica stanno mettendo a punto, perché aiuterebbe a valorizzare la specializzazione del territorio: quella del riconoscimento ufficiale di distretto industriale, che ancora manca.


© RIPRODUZIONE RISERVATA