Enti e regioni

Un tutor per spingere l’alternanza

di Claudio Tucci

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Il dialogo, non sempre facile, tra scuola e mondo del lavoro si arricchirà di una nuova figura: un professionista-tutor che aiuterà, ogni settimana, istituti secondari e università-Its a creare un link stabile con le imprese, valorizzando gli strumenti rilanciati dal Jobs act (alternanza e apprendistato).

L’iniziativa
Il progetto arriva dall’Anpal (la neonata Agenzia nazionale per le politiche attive), durerà tre anni scolastici, e coinvolgerà, gradualmente fino al 2020, da Milano a Palermo, 5mila scuole e 60 atenei, impegnando mille tutor.
«Partiremo a settembre con un migliaio di istituti e oltre cento tutor - spiega il numero uno di Anpal, Maurizio Del Conte -. Vogliamo testare l’iniziativa per andare velocemente a regime, con una robusta crescita già nel 2018. Nel triennio prenderemo in carico 600mila giovani delle superiori e 10mila studenti universitari o di un Its a cui sarà offerto un servizio di orientamento e assistenza specialistica per sviluppare una vera e propria cultura del lavoro, in raccordo con territorio e mondo produttivo».

I tutor saranno impegnati un giorno a settimana in ciascuna scuola; 4/5 giorni in ogni università/Its; e il singolo esperto, affiancato da un team di insegnanti e operatori, seguirà al massimo cinque alunni dell’istituto (il rapporto sarà invece 1 a 1 nella formazione terziaria). L’obiettivo è strategico: «Tutti ormai concordano che l’integrazione tra studio e lavoro costituisce un fattore di crescita e prevenzione della disoccupazione giovanile - ha aggiunto Del Conte -. Senza considerare lo skill mismatch che ancora esiste, e con numeri importati, in Italia».

I nodi da sciogliere
La riforma Renzi-Giannini ha lanciato il sasso nello stagno: l’alternanza è divenuta ordinamentale, ma l’avvio ha mostrato diverse ombre (solo il 30% di studenti si è formato nelle aziende; Sud e licei sono in grande affanno; e gli imprenditori sono stati inondati di adempimenti e oneri, con docenti poco o per nulla preparati alla novità). Anche l’università è piuttosto indietro
: solo un ateneo su 4, secondo l’ultima ricerca di ItaliaLavoro nel 2015, effettua monitoraggi sistematici della domanda di impiego per i propri laureati. Gli Its invece funzionano: hanno un tasso di occupabilità dei neodiplomati che supera l’80% (ma sono ancora una realtà di nicchia, frequentati da circa 6mila alunni; e poco conosciuti dalle famiglie).

Di qui la necessità di una svolta: i tutor targati Anpal avranno compiti specifici: oltre a garantire il contatto diretto con le imprese, dovranno semplificare le attività di presidi e rettori, offrire ai ragazzi progetti personalizzati e seguirli, poi, nella transizione con il lavoro. Dal canto loro, i giovani saranno impegnati in incontri di classe o assembleari, riceveranno un “libro di marcia” e una “mappa” che riassume in modo sintetico le opportunità della formazione pratica, dall’esperienza in azienda ai tirocini curriculari. Per gli studenti universitari le attività partiranno già durante la laurea triennale (qui si punterà molto sull’apprendistato).

Il progetto è condiviso dal Miur, «appena firmeremo l’accordo con Anpal, invieremo le istruzioni operative alle scuole», sottolinea il sottosegretario, Gabriele Toccafondi.


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